Roadmap #32 – Brescia

Serie di curiose coincidenze: scrivo del primo Color Correction Campus del 2014, conclusosi da poche ore in quel di Brescia; stando al contatore, è il mio 101° post su questo blog (credo che non sia il 100° quello da festeggiare, ma quello che inizia un secondo ciclo); tra pochi minuti, mentre scrivo, sarò un anno più vecchio di oggi.

Questo CCC è stato un momento di novità, per quanto mi riguarda. Non è nato sotto i migliori auspici, perché diverse persone interessate hanno dovuto rinunciare in extremis per impegni pregressi che non riuscivano a spostare; un tentativo di rimandarlo di una settimana avrebbe peggiorato le cose, quindi alla fine abbiamo deciso di tenerlo comunque con una classe di cinque persone, anche perché quattro venivano da fuori: Torino, Lucca, Busto Arsizio, Asolo. “Abbiamo” è riferito a me e Piersimone Fontana, già organizzatore del workshop di Flero dello scorso ottobre, che sull’onda dell’entusiasmo per quell’incontro di un solo giorno ha deciso di impegnarsi per organizzare il corso “vero”.

Il mio interesse principale, in questo caso, era sperimentare un approccio nuovo: nessuna lezione frontale all’inizio, cosa che spesso occupava le prime quattro ore rimandando i primi esercizi al pomeriggio: diritti nel marasma stavolta, con pochissime istruzioni iniziali sul come, accompagnate dal perché mano a mano che si procede. Era anche la classe giusta per fare l’esperimento: ridotta, quindi con grossa possibilità di interazione, e sufficientemente esperta da poter seguire senza grossi problemi. Tre dei partecipanti hanno già maturato un’esperienza diretta di correzione colore grazie alla partecipazione al gruppo su facebook o alle iniziative di Albero del Colore, di Daniele Di Stanio. Uno è un operatore di prestampa di Torino. Una è un’allieva dell’ultimo anno dell’Istituto Design Palladio presso il quale insegno da ottobre. Dieci immagini, molte delle quali presentate per la prima volta. E un vero salto nel buio: una correzione con il monitor in scala di grigi, per obbligare alla lettura puramente numerica del colore. È un esercizio da corso avanzato su cui si naufraga facilmente, e mi aspettavo disastri nonostante la fotografia proposta fosse semplice e l’unica, credo, che è stata affrontata da tutti i partecipanti a tutti i CCC svoltisi finora: la ben nota “Maledetti Rinoceronti” (© 2014 Arthur Fellig). Nessun disastro, invece: anzi, ottimi risultati per tre persone, due defaillances assai giustificabili negli altri casi, considerando che la lettura dei colori in Lab era stata spiegata da ben quindici minuti.

Per una volta, mi sono semplicemente divertito un sacco. Raccontare certi argomenti sta diventando un po’ una seconda natura, grazie anche ad alcuni esempi elaborati per la scuola, dove con le prime classi è necessario far passare i concetti partendo dal livello più basso possibile. Questo mi permette di fare quello che preferisco, ovvero improvvisare: non credo che resisterei più di due o tre corsi se portassi sempre gli stessi esempi, le stesse tecniche e gli stessi aneddoti. Alcune cose sono capisaldi, altre no. Ad esempio, questa volta, niente gatti (chi ha fatto i corsi precedenti sa a che felini mi riferisco), sostituiti da due immagini in bianco e nero nativo: una digitale scattata con una Leica Monochrome (con un grazie a Daniele Duca per gli scatti), una derivante dalla scansione di un negativo di circa mezzo secolo fa. Per incredibile che possa sembrare, solo dopo quasi tre anni di corsi comincio ad avere un’idea davvero nitida quali immagini siano essenziali per spiegare certi concetti e quali no. Attualmente ne ho una decina di insostituibili; tutte le altre escono dal cappello a seconda della necessità. Nella decina delle fondamentali, tre vengono dai corsi di Dan Margulis, con il suo permesso. Una di queste è uno scatto apparentemente poco significativo ma che rappresenta la miglior immagine che io conosca per spiegare la fusione dei canali con i metodi di fusione Scurisci e Schiarisci.

La cosa interessante è che alcuni input notevoli vengono dai partecipanti. Più o meno tutti propongono le immagini su cui hanno avuto più difficoltà, e a volte le questioni sul tavolo non sono del tutto banali. Ad esempio, un’immagine esaminata oggi sembrava avere la tendenza a esplodere nell’area cromatica dei verdi quando veniva sottoposta all’azione del Modern Man from Mars, indipendentemente da cosa si selezionasse come area chiave per l’elaborazione. Alla fine si è scoperto che il problema non stava nell’azione in sé, ma in un utilizzo un po’ pesante del Bigger Hammer (o “sovrapponi invertito”) che alterava certi equilibri cromatici in maniera sottile ma sufficiente da causare guai nel passaggio successivo. Un argomento sottile e interessante.

La sensazione è che questi corsi stiano diventando molto stimolanti grazie al fatto che, sul lungo termine, chi è interessato a queste materie ha potuto avere accesso a risorse che fino a pochi anni fa semplicemente non c’erano, perlomeno in lingua italiana. Credo che questo sia il risultato di una lenta ma costante azione di diffusione delle tecniche e dei metodi, che non sono poi così scontati come si potrebbe pensare; nel senso che chi insegna le curve magari non insiste sulla lettura del colore e sulla modifica degli equilibri di un’immagine basandosi su considerazioni numeriche.

Un esercizio particolarmente difficile è stato il restauro di una vecchia fotografia terribilmente sbiadita e viziata da una larga macchia giallastra visibile a malapena nell’originale. Tipico esercizio in cui è impossibile correggere il colore senza interventi manuali, visto anche il cromatismo “povero” di uno scatto in pellicola che ha probabilmente cinquanta se non sessant’anni. Ed ecco quindi uscire la creatività e soprattutto le inclinazioni personali: chi viene dalla prestampa ha fatto meglio di altri, perché ha subito pensato di leggere gli incarnati in CMYK e non in Lab (cruciale, in casi del genere); chi viene dalla grafica ha usato il pennello in maniera più precisa e sottile dei compagni di viaggio. Alla fine, come sempre, il confronto mostra impietosamente i limiti di ciascun approccio, così come ne promuove i punti di forza. E proprio il confronto delle versioni resta il punto più interessante di tutto il corso. Quando restano due versioni in lizza e uno dei due esecutori vota l’altro è sempre un momento rivelatore; soprattutto dello spirito di competizione positiva (che non è competizione in senso stretto) che caratterizza queste classi.

Alcuni aspetti del mio viaggio sono stati un dejà-vu. Ero stato a Brescia verso la fine di novembre per un altro lavoro, e sono casualmente tornato più o meno nella stessa zona. Stesso caffè in Piazza Arnaldo (il mio abbandono della classe al proprio destino nei primi dieci minuti di ogni blocco di esercizi è quasi un must), stesso hotel all’ombra del castello – hotel incidentalmente caratterizzato da un colore che forse neppure Lab può esprimere, stessa sensazione di città sospesa in bilico non so bene su cosa – a metà tra cultura e industria, tra essere e avere, tra vivere e apparire.

Da questo corso porto via molto: l’amicizia, prima virtuale poi divenuta reale, con Piersimone Fontana e Claudio Stefanini; le chiacchierate scolastiche in auto con Eleonora Dalla Rosa; la barba simpatica e buona di Andrea Scaramuzza; la quasi-timidezza di Piermario Turina quando sembra aver paura a dire che “nella stampa tipografica la gestione del colore non funziona mica tanto bene, neh…” con il suo sottile accento torinese. Mi resta anche, a memoria del fatto che sto invecchiando, una copia rara su vinile ricevuta in regalo di “After The Flood”, un bootleg dei Van Der Graaf Generator. Un passato (mio) che ogni tanto rialza la testa, mi dà un’occhiata, e mi dice: “ricordati chi sei, soprattutto da dove vieni”. E mi resta una grande soddisfazione: nell’immagine numero 8 nessuno, ma proprio nessuno, ha sbagliato il valore del bianco di più di un punto Lab: non era così ovvio come potrebbe sembrare, in un corso base. Qualcuno ha pensato che la variazione nell’erba fosse più importante delle persone ritratte, ma per ora va benissimo così. Anche perché era un’ottima variazione.

E mi rimane, nota personalissima, la cena consumata con i genitori di Marco Diodato, che sono passato a trovare vicino a Verona dopo ben tre mesi di procrastinazione. Da tempo non mi ero sentito così a casa in una casa mai vista, soprattutto in una casa non mia. MD – ho recuperato la mia roba, e rubato i tuoi flash da studio, sappilo. Te li custodisco bene, come tutto il resto.

OK. 2014 iniziato, e corso finito con un bel messaggio di Martin Benes (Creative Pro Show) che mi ha raggiunto appena entrato a casa – aspettatevi qualche novità. Un nuovo ciclo di articoli, dopo i primi cento. E un’età che è un quadrato perfetto: in esadecimale, compio 31 anni, in decimale un po’ di più; ma non è così importante, forse. Per un po’ penso di andare avanti, vedremo in che direzione. C’è ancora tanto da imparare.

Un saluto a tutti, e grazie a chi ha letto fin qui.
MO

7 pensieri su “Roadmap #32 – Brescia”

    1. Perché no? Candiderei Pescara, ne abbiamo parlato con Francesco Marzoli, ma ancora in maniera molto vaga. Però Pescara rimane l’epicentro di tutto :).

  1. Grande Marco, mi dispiace davvero di non aver partecipato causa forze maggiori 🙁 … Spero alla prossima , intanto continuo a seguirti 😉 … Martin non sta mai fermo hahaha !

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