Roadmap #21 – Reggio Calabria I+II

La mia terza volta a Reggio Calabria cade a un anno quasi esatto dalla prima. Correva la fine di aprile 2012, infatti, quando scesi per la prima volta in compagnia di Francesco Marzoli per quello che avevamo battezzato White Campus: non White Rabbits (il gruppo con cui Francesco spesso tiene seminari e corsi) e non Color Correction Campus: una due-giorni suddivisa tra tecniche di ritocco del ritratto (lui) e principi di correzione del colore (io). Furono lungimiranti Alessandro Mallamaci e Giuseppe Melia, di ServiziFotografici.net, al punto che tornai verso la fine dello scorso anno per il primo CCC e ora, per un nuovo CCC di I livello immediatamente seguito da un II livello, conclusosi poche ore fa.

Quattro giorni filati di corso non sono pochi, per me, ma soprattutto per coloro che decidono di fare tutto in una volta, I e II livello uniti. I coraggiosi questa volta sono stati ben quattro, e l’esperienza sembra funzionare.

Dell’organizzazione e dell’ospitalità di questa città ho già scritto in passato, e posso solo rimandarvi al mio precedente articolo perché confermo in pieno quanto ho già auto modo di esprimere a suo tempo. Anzi, se possibile mi sono sentito ancora più a casa, stavolta, perché comincio inevitabilmente a conoscere la città, i suoi ritmi e il suo tempo, oltre che un numero abbastanza considerevole di persone.

La vera novità è che ho insegnato per la prima volta il PPW di Dan Margulis articolandolo su una giornata intera. Il precedente tentativo, che lo aveva compresso in un solo pomeriggio, mi aveva lasciato diversi punti di domanda. Non stavolta: mi sono basato sulle lunghe meditazioni svolte durante il mio beta-reading del libro di Margulis appena pubblicato per costruire uno schema didattico anomalo ma funzionale, sembra. In breve, penso al PPW come a un ponte: i primi due piloni, correzione del colore e ottimizzazione della luminosità, vengono posati subito. E poi il pilone sul lato opposto – la seconda manovra sul colore che conclude il flusso di lavoro a parte lo sharpening: Modern Man from Mars più Color Boost. Questo esclude alcune categorie di immagini, ma è sufficiente per partire. A questo punto, quattro esercizi, poi regolarmente discussi. Niente volti umani, niente cieli critici, niente immagini spaccate in due tra luce e ombra, niente che richieda dettaglio estremo nelle luci e nelle ombre.
Questi argomenti vengono poi affrontati in un secondo modulo, con le tecniche di desaturazione della pelle, di scurimento del cielo, dei falsi profili e soprattutto delle manovre di contrasto locale: Ombre/Luci e Bigger Hammer. Naturalmente, anche il potentissimo e ancora semi-inesplorato Helmholtz-Kohlrausch, che rimane uno dei passaggi che mi piace di più in tutto il PPW.

Personalmente trovo questo flusso di lavoro estremamente impegnativo da comunicare, perché è facile indurre confusione e incertezza nel momento in cui si negano alcuni dei principi cardine del flusso di lavoro tradizionale. Il riferimento alla percezione, che è sempre necessario, va messo in luce costantemente ma non deve mai oscurare la tecnica.
I risultati sono stati quelli che mi aspettavo: buona costanza sulle immagini dotate di punti estremi inequivocabili, fluttuazioni formidabili su quelle più interpretative. Nel gruppo delle sedici immagini proposte ai partecipanti al II livello ho inserito alcune cose realmente balorde, come un ritratto natalizio di una bimba incredibilmente rosso, chiedendo un output in CMYK a persone che probabilmente sanno poco o nulla di questo metodo colore. Sono molto orgoglioso del fatto che una versione prodotta da uno degli allievi dello scorso anno sia risultata superiore anche alla mia, per quanto riguarda il contrasto, grazie a una buona intuizione che non era affatto ovvia sulla carta. Di fatto sono queste versioni a definire uno standard, e sto meditando sulla possibilità di creare una gallery contenente una selezione delle correzioni migliori realizzate in classe.

Che Reggio Calabria sia stata la seconda città dopo Pescara dove sia risultato possibile organizzare due CCC di fila mi riempie di gioia e mi fa riflettere molto, così come il fatto che qui io abbia avuto il pubblico mediamente più giovane di tutti, con un’età media decisamente al di sotto dei trent’anni.

Quello che so è che sono molto compiaciuto dal gruppo di questa città, dai loro risultati e anche dal loro palese legame che forse il colore ha contribuito a rinforzare ancora un po’. Non slegatevi, ragazzi.

Concludo con un doveroso grazie, oltre che ad Alessandro e Giuseppe, a Giovanna Catalano, mia autista e mio canale b, a Francesca Condoluci per la compagnia (ma ricorda: Luminosità!), a Piergiorgio Benetti – il milanese dell’Aspromonte e a Davide Laganà, grande compagno di chiacchiere notturne e fonte di molte idee.

Spero a presto, col cuore, non fosse altro per rivedere le eccezionali persone che ho conosciuto qui. Quindi, alla prossima!

MO

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