Roadmap #22 – Milano II

Ed ecco trascorso anche il primo CCC di secondo livello mai tenuto a Milano. Un weekend molto bello per quanto mi riguarda, con una classe tra le più attente e preparate da sempre. Ho proposto lo stesso programma di pochi giorni fa a Reggio Calabria, soprattutto lo stesso set di immagini. La differenza principale è stata nel primo modulo che, per richiesta dei partecipanti, è stato incentrato su CMYK: CMYK è un metodo colore che interessa principalmente chi si occupa di prestampa, ma che ha in realtà un fascino particolare anche per chi voglia mettere mano a certe immagini sfruttando alcune delle peculiarità più tipiche di questo strano animale dotato di quattro canali. I fotografi che decidano di usare, in maniera sensata, CMYK hanno una marcia in più rispetto agli altri, perlomeno su alcune categorie di immagini, anche se il loro output principale è RGB. Il fatto che nei prossimi giorni parlerò quasi solo di CMYK nei seminari che terrò a Grafitalia ha indubbiamente contribuito a questo rinnovato interesse per il metodo. Canonici gli altri moduli: fusione avanzata dei canali, anche in preparazione alle manovre di luminosità del PPW; fusione condizionale; e infine PPW, che ha occupato tutta la giornata di oggi.

Il corso è stato caratterizzato da una curiosa competizione a distanza, in un certo senso, visto che ho inserito tra le versioni di confronto delle immagini (alcune delle quali tratte direttamente dai materiali proposti come esercizi nella classe avanzata di Dan Margulis) quelle realizzate proprio a Reggio Calabria. In diversi casi la competizione è stata piuttosto serrata, anche se la palma delle versioni più interessanti è andata diverse volte al gruppo milanese, che in realtà di milanese aveva abbastanza poco visto che i partecipanti sono venuti anche da Genova, da Aosta e perfino dalla Svizzera. Personalmente sono stato sorpreso dalla regolarità dei risultati, anche su immagini molto critiche come quella, piuttosto storica, che ritrae il porto di Helsinki al tramonto. È un’immagine subdola, che si lascia correggere solo nel momento in cui ci si rende conto che il cielo non è affatto blu – ma giallo, visto che il sole appare attraverso le nuvole. Ci vuole un discreto atto di fede per accettare questa condizione non canonica perché l’individuazione del punto neutro, che pure c’è, non è per niente scontata e dipende da come si vuole leggere l’immagine.

Qualcuno stasera mi faceva notare che la cosa più interessante di queste esercitazioni è forse lo sforzo che si richiede per leggere e guardare l’immagine da un punto di vista cromatico, più che fotografico o artistico; e che è possibile estrarre molte informazioni indirette che a prima vista non risultano del tutto evidenti. Concordo, e io stesso credo di avere cambiato molto il mio modo di guardare alle immagini anche grazie ai suggerimenti e ai feedback degli studenti più attivi; e va da sé che chi decide di partecipare a un corso di secondo livello, che non è affatto banale e scontato nei suoi argomenti e presuppone una capacità notevole di visualizzazione dei canali “nella testa” prima di procedere attivamente, non può che essere stimolante e propositivo.

Il momento più interessante, per me, è stato quello della produzione di una versione in bianco e nero della fotografia di un bimbo con un annaffiatoio verde in mano. Uno scatto non difficile, ma con una problematica seria: un cappellino rosso che nei tre canali RGB può essere soltanto praticamente bianco o quasi completamente nero; e l’annaffiatoio che, per una serie di ragioni, finisce quasi sempre per avere la stessa tonalità di grigio del cappello e rimane quindi indifferenziato. Ci sono diverse vie d’uscita, che possono passare ad esempio per il canale L di Lab. Ma quella che ho pensato durante la discussione è stata inedita: una correzione aggressiva dell’immagine a colori in modo da falsarne le tinte, tenendo in mente i canali RGB, per produrre un annaffiatoio che potesse entrare nella composizione in bianco e nero con un tono di grigio diverso. In particolare, ho deciso di virare l’oggetto al blu in maniera da potere usare il canale B come sorgente di fusione. La sensazione che ho avuto è che questo sia stato un momento rivelatore per qualcuno; ovvero, che il file a dieci canali, ben noto, fosse diventato a un certo punto un file con un’infinità non numerabile di canali. Abbastanza ovvio, se ci pensiamo: se lo scopo è fare un bianco e nero possiamo maltrattare i colori come vogliamo, perché l’unica cosa che ci importa sono gli equilibri tonali tra i diversi oggetti; la cromaticità se ne va dalla finestra, quindi perché preoccuparcene?

Questo fa parte del mio tentativo di non ripetermi ad oltranza; ho abbastanza orrore della ripetizione fine a se stessa, e quindi cerco di variare gli esempi anche in funzione di qualche idea che arriva all’ultimo momento. In ogni caso, alcuni dei bianco e nero prodotti in sede di esercitazione sono stati eccellenti, e c’è stato un confronto serrato e abbastanza sanguinoso tra due versioni che erano in qualche modo ineliminabili entrambe, con dei punti di forza molto validi anche se diversi, e pochi punti deboli.

Alla fine, quando tutto fallisce e una scelta netta è impossibile, il mio criterio è quello di applicare la luminosità delle immagini nell’arena al colore dell’originale: quasi sempre una delle due “esplode”, nel senso che propone equilibri tonali che, se erano gradevoli in assenza di colore, diventano improponibili non appena il croma filtra di nuovo nell’immagine. Tutto molto interessante, dal mio punto di vista, e soprattutto stimolante, perché ogni domanda ne genera almeno altre dieci, diverse delle quali profonde, alcune addirittura senza risposte certe. È quel “flusso di lavoro infinitamente profondo”, come Margulis lo chiama, che finisce per attrarre e far appassionare le persone che guardano all’idea del colore prima che alla tecnica – pur necessaria – per ottenere un certo risultato.

Personalmente sono al cento per cento soddisfatto di questo corso, grazie anche alla solita affettuosa accoglienza di Satef e della famiglia Pennati, e spero che lo siano stati anche i partecipanti. Anzi, un giorno in più in questa classe lo avrei passato volentieri.

Mentre tornavo a casa (no, in hotel) sotto la pioggia torrenziale, stasera, ho pensato anche a una nuova formula che penso di provare ad adottare per comunicare questi concetti; mi sembra promettente ma dovrò studiarla e limarla prima di poterla proporre. Forse il momento giusto sarà a settembre di quest’anno, in una classe molto specializzata che terrò a Bolzano, ma per non far cadere la vostra curiosità posso dire quanto segue: la nuova idea si basa su una frase di dodici parole, che in realtà sono soltanto cinque perché alcune si ripetono. Probabilmente contiene in sé la vera natura di quello che cerco di insegnare, con i miei mezzi e con tutti i difetti del caso. Ve ne parlerò non appena avrò la certezza che sia un’idea sensata.

Infine, un ringraziamento doveroso ai bei compagni del dopo-corso: Fabrizio Bottaro, Simone Sirgiovanni e Alessandro Bernardi con Giuliana Abbiati – che mi hanno tenuto compagnia davanti a una pizza che ho mangiato più che volentieri. Discorsi leggeri, soprattutto sul tema “la mia più assurda esperienza in aeroporto è stata…”, qualche progetto, un po’ di risate serene come a volte è giusto che sia. Grazie a loro e a tutti quelli che sono venuti in classe a questo giro. E avanti con il colore, mi raccomando: avete fatto un buonissimo lavoro, sono molto contento di voi.

A presto!
MO

13 pensieri su “Roadmap #22 – Milano II”

  1. Curiosità : l’immagine del bimbo col cappellino é quella in cui si vuole enfatizzare la mano che tiene l’innaffiatoio?

    1. Yes. Credo però che tu l’abbia vista a colori, mentre qui era un esercizio sul bianco e nero propedeutico al PPW. Tutto il secondo step del PPW andrebbe pensato in bianco e nero, secondo me – diventa tutto enormemente più facile.

      1. Pensare in bianco e nero senza la contaminazione mentale dei colori per ridefinire la luminosità di un’immagine é proprio quello a cui mi sto dedicando in questi giorni.

  2. Un’esperienza estremamente positiva ed inaspettata. Perchè inaspettata?. Beh, il motivo è che pensavo “solamente” di perfezionarmi sul PPW (ed ovviamente l’ho fatto), ma sono ragionevolmente convinto che lo step maggiore sia stato “vedere la luce” sulla lettura dell’immagine. Questo è, a mio avviso, un risultato anche migliore, grazie ad alcune discussioni sulla percezione che mi hanno davvero aperto gli occhi su come poter interpretare e correggere i miei scatti. Grazie infinite a Marco, docente ineccepibile e fantastica compagnia nei momenti più rilassati, a Giuliana ed Alessandro (una graditissima sorpresa della serata di domenica) ed anche a tutti i miei compagni di corso, tutte persone davvero preparate e gradevolissime con le quali sono davvero stato benissimo.

    1. Grazie di cuore, Fabrizio! E confermo: una grande classe anche come “fattore umano”, nonché il gruppo più puntuale della storia :).

    2. Confermo, un gruppo veramente forte su ogni punto di vista. Riguardo Marco oramai avete detto praticamente tutto voi per cui se è vero che “dove tutto è rosso non c’è più niente di rosso”… mi toccherebbe dare un po’ di variazione scrivendone qualcosa di incredibilmente negativo! Ora ci penso e poi te lo scrivo… 😉

      Per quanto riguarda il “vedere la luce” Qualcuno ci ricorda che “quando vedi la luce in fondo al tunnel… devi sempre sperare che non sia un treno che sta arrivando”!
      Ieri sera il viaggio di ritorno me lo sono fatto ridendo da solo…

      A parte gli scherzi tutte queste sfumature sono l’esatta differenza tra l’apprendimento da casa tramite video e articoli e due giorni full immersion di tecnica, pratica, scambio, e serenità.

      Sarebbe interessante e costruttivo potersi incontrare anche in altre occasioni durante l’anno!

  3. Io trovo che la grandezza di Marco sia il non star mai fermo, non fossilizzarsi, se mi si passa il termine, sulle sue posizioni ma anzi prendere qualsiasi input sensato da chiunque giunga. É proprio questo guardare le cose cambiando punto di osservazione che cattura perché ti dà l’impressione di non essere mai fermo.

    1. Scherzi, vero? Ci sono persone pronte a giurare che io sia il più rigido, dogmatico e paraocchiuto insegnante che abbia mai contaminato il mercato italiano :). Scherzi a parte, grazie ma credo di essere solo molto curioso. La domanda “come posso fare questa cosa?” dopo un po’ mi stufa. Preferisco: “come posso farla diversamente, e magari meglio di ieri?” Quello è interessante…

    1. Grazie a te Giuliana, per la bellissima serata e per l’enorme lavoro che hai fatto e continui a fare per rendere sempre più fluida la correzione del colore. In particolare… il CPT mi ha cambiato l’esistenza! 😉
      a prestissimo!

  4. Ciao Marco,

    lascio qui un sincerissimo grazie a te, a tutti i partecipanti, a Daniele Pennati e a Satef per queste due giornate gradevoli quanto dense 🙂 . Al momento sto ancora riordinando tutto quello ci siamo detti, per cui posterò qualcosa di “tennico” più in là, all’interno del gruppo CCC… Quando organizzerai qualcosa dalle parti di Torino (o direttamente qui ad Aosta 😀 :D) puoi cortesemente segnalarlo nel gruppo Facebook? Mi farebbe piacere poter essere tuo “follower in real life” 😀

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