“Always” is “next”

Come si saluta, dopo tanto tempo?

La cosa più incredibile è constatare che non ho scritto nulla su questo blog per più di due mesi: dopo l’intervista monster ad Armando Gallo questo è il primo post che riesco a mettere insieme. Il motivo è che il tempo è stato inesorabile e vertiginoso: nelle ultime settimane, tutto ciò che non era urgente è stato messo in lista secondaria e forse solo ora si intravede la fine del tunnel. Ho almeno tre articoli tecnici in sospeso, e spero che vedranno la luce a breve, ma questo giro di giostra è andato così.

Vorrei riprendere il discorso, anche se questo post non è in alcun modo tecnico; ma va scritto ora, nel momento simbolico in cui il calendario fa un giro di boa e ci proietta nel nuovo anno.

Come molti sanno, la mia attività principale è l’insegnamento. Principale non significa però unica, e la fine del 2014 ha visto diverse altre cose, anche nel campo strettamente legato alla post-produzione e alla consulenza. Attualmente insegno in tre diverse scuole: ho i miei tre corsi canonici presso l’Istituto Design Palladio di Verona; una cattedra di Photoshop presso lo IUSVE, nella sede di Verona; e ho sostanzialmente concluso uno dei più bei moduli che abbia mai avuto modo di insegnare presso l’Alta Formazione Grafica dell’Istituto Pavoniano Artigianelli di Trento. Quest’ultimo riguarda un argomento apparentemente vago ma fondamentale: il controllo della qualità nel processo grafico. Vale la pena di parlarne un attimo.

Quando mi è stato proposto di tenere il corso, ho accettato volentieri mettendo però le mani avanti: mi si chiedeva, in sostanza, di prendere un gruppo di venticinque studenti da poco iscritti all’Alta Formazione e, partendo praticamente da zero, renderli in qualche misura esperti su come controllare e prevenire i più comuni errori che possono verificarsi in fase di produzione: incoerenza cromatica, cattivi risultati in stampa, e via dicendo.

Quello che mi rifiuto di fare, in questi casi, è spiegare per filo e per segno cosa prevedano le norme ISO, quali siano i margini di variabilità ammessi e via dicendo. Ne parlo, certo, ma il mio approccio è semplice: “ci sono queste prescrizioni, dicono così e così, in dettaglio le trovate qui, leggetevele”. Non è snobismo, ma puro pragmatismo: se il grafico imposta male il lavoro perché cerca di fare qualcosa di impossibile con il testo o perché non ha ben chiaro che doveva applicare un trapping severo a un certo elemento, non c’è norma ISO che tenga. Prima delle norme deve venire il buonsenso dettato dalla logica, e la logica si può fondare soltanto sulla comprensione del processo.

Mettere in piedi un corso frontale sulle basi della gestione del colore, entrare soprattutto nei meandri di CMYK spiegando concetti come il GCR e definendo i flussi di lavoro canonici, con i loro pro e i loro contro, non è facile. Ero titubante e ho pensato che saremmo probabilmente riusciti a concludere metà del programma a causa dell’oggettiva difficoltà di alcuni concetti.

Ci sono delle volte che adoro essere in errore, e questa è stata una di quelle: non solo abbiamo concluso il programma, ma abbiamo inserito al volo considerazioni che, a quanto ne so, non godono di grande visibilità. Un esempio: “se facciamo una conversione RGB -> CMYK in un profilo a GCR elevato, quanto viene influenzata la maschera di contrasto finale?” La risposta è “moltissimo”, se operiamo in CMYK. Ma che io sappia non è un argomento che venga considerato importante, salvo poi, visti i risultati in stampa, mordersi le dita.

Il fuoco d’artificio è arrivato alla penultima lezione. La scuola mi ha chiesto di produrre una forma-test, ovvero un lavoro di prova da stampare, contenente un po’ tutte le particolarità discusse nel corso. Si sarebbero fatti carico loro di realizzarne la stampa, in offset e in digitale, in modo da permetterne l’analisi e il confronto in classe. Gli anglosassoni, in casi come questo, usano l’espressione unheard of: inaudito, letteralmente. Nel senso che non si è mai sentito prima, perché di norma in questo campo la teoria resta teoria. Io ti spiego le cose, tu ti fidi, e quando il lavoro entra in sala stampa tu conta fino a tre e prega i tuoi dei se mai li hai.

Quasi non credevo che ci venisse data un’opportunità così: in fretta e furia ho prodotto un PDF contenente tutti i possibili errori potenziali che si possono verificare in stampa – grafiche condannate a finire fuori registro, testi perfetti a schermo ma illeggibili su carta, fotografie separate con parametri non ottimali per le loro caratteristiche, loghi con errori di progettazione sulle linee sottili e via dicendo. L’unica cosa che mancava, alla fine, era il confronto tra le tinte piatte e la loro conversione in CMYK, perché non avevamo a disposizione una macchina da stampa a più di quattro colori, ma era nulla rispetto al resto.

Il disastro si è puntualmente verificato: non per colpa degli stampatori, ma semplicemente perché una scelta sbagliata è una scelta sbagliata. Se deliberatamente si compie un’azione che certamente porterà a un risultato negativo, è dura prendersela con il mondo: l’accento è sulla parola deliberatamente, che implica un atto di volontà preciso. “Lo faccio, tanto non succede.” Bene: invece succede. Succede nella vita, perché non dovrebbe in stampa? Il risultato è che ho qui con me una cinquantina di preziosi fogli macchina che dimostrano in maniera inequivocabile che le cose non solo possono andare storte, ma vanno storte. Questi foglio non sono il mio: “ve lo avevo detto…”, perché è odioso e paternalistico dire questa frase. Questi fogli sono il mio: “ve lo sto dicendo”. Se fornisco un’analisi lucida e affermo che qui c’è un problema, e posso dimostrarlo, a quel punto il mio compito è finito. La scelta di chi lavora, poi, farà il resto: che potrà trasformarsi nell’inferno o nel paradiso, a seconda. Ma, almeno, dell’inferno non sarò responsabile io.

Nel caso specifico, il disastro si è materializzato così. Più o meno a metà del ciclo di stampa offset, la lastra del magenta ha deciso che il mondo è un luogo interessante da visitare e ha pensato di spostarsi a sinistra per vedere meglio il panorama; nell’eccitazione della novità, si è squilibrata abbastanza da mettere in crisi il registro della stampa in bianco su nero ricco, da lasciare un vistoso margine bianco in un marchio da me satanicamente progettato in modo che un’area 100M toccasse un’area 100C senza trapping, e cose di questo genere. Il risultato è stato, naturalmente, calciospettacolo. In parallelo, la macchina da stampa digitale si è comportata benissimo sulla registrazione, ma ha anche pensato bene di non riconoscere alcune cose da me messe ad arte (come una sovrastampa) producendo scosse telluriche localizzate ma tremende: un viola scuro è diventato magenta pieno senza alcuna ragione né spiegazione, pur all’interno del protocollo più sicuro e blindato che la prestampa preveda (PDF/X-1a, per i tecnici). Già che c’era, ha anche pensato che tutte le immagini fornite fossero di gran lunga troppo chiare, e ha pensato di metterci del suo con la luminosità nonostante il flusso di lavoro fosse in linea di principio perfetto dal punto di vista della gestione del colore. Perché? Non lo sappiamo. Ma il messaggio è chiaro: occhi aperti, e non trascurare mai nulla.

La faccio breve: un corso totalmente teorico si è per una volta concluso con la dimostrazione pratica dell’importanza di ciò che avevamo spiegato in classe. Pratica, perché evitare certi errori può mettere al riparo da guai economici anche gravi, mali di fegato, deteriorati rapporti con i clienti. Fino a che si punterà solo sulla creatività pensando che la tecnica si mette a posto da sola grazie all’intelligenza di un computer, nulla funzionerà a dovere. I venticinque della classe lo hanno toccato con mano, eccome. E c’era pure odore di inchiostro e di carta appena uscita dai rulli. Una festa, credetemi.

Il mio grazie per questo va all’Istituto Artigianelli, naturalmente, ma anche alla classe stessa: ragazzi – uscivo da quelle quattro ore distrutto, perché poche classi hanno chiesto e preteso così tanto come voi. Non è un rimprovero, al contrario lo dico con gratitudine: decine di domande sempre a fuoco, sempre difficili, e la mia costante sensazione di non essere da solo in mezzo a un lago CMYK, ma al timone di un motoscafo che in qualche modo raggiungerà la riva – con gli occupanti tutti a bordo. Grazie di cuore, ci vediamo il prossimo anno con il modulo di correzione del colore, che come vi ho detto è di gran lunga più profondo e divertente di quello di quest’anno. Ah, no, prima ci vediamo all’esame, naturalmente…

Nel frattempo, anche se i corsi non sono ancora iniziati, ho accettato il ruolo di docente di post-produzione in un articolato corso di fotografia organizzato dall’ILAS di Napoli. Questa è una delle cose alla quale guardo con maggiore interesse per il 2015: l’ambiente, già conosciuto pochi mesi fa in occasione del mio workshop, è stimolante e la squadra professionale è di tutto rispetto. Uscire anche solo occasionalmente dalla realtà che conosco, che si snoda principalmente nell’area attorno a Verona, è una delle cose che mi spinge più avanti, e spero che anche questa occasione avrà quella funzione.

A proposito di spingersi avanti, una cosa che non amo è il progresso accidentale. Intendo che, per come sono fatto, ho bisogno di acquisire periodicamente nuovi stimoli che mi aprano dei punti di vista diversi su ciò che faccio. Quest’anno la sensazione netta che un cambiamento fosse necessario è arrivata in settembre, quando ho passato una bellissima giornata con Armando Andreoli, fotografo professionista salernitano, a discutere le sue immagini e certi approcci alla ripresa e alla post-produzione. Mi sono reso conto che da troppo tempo non mi affiancavo direttamente a dei fotografi, e questo mi mancava. A parte Armando, un grande amico con il quale spero di poter fare qualcosa presto, questo si è concretizzato in una collaborazione con Roberto Fiocco, noto professionista veronese attivo nel campo del ritratto, della nude-art e del glamour, con tutti i campi limitrofi; e con l’astigiano Fabio Polosa, una figura quasi unica nel panorama italiano. Di questa collaborazione scriverò a parte, perché merita una storia a sé stante.

Con Roberto Fiocco abbiamo programmato una serie di workshop che uniscano elementi di fotografia e di post-produzione nei campi citati sopra: giornate di ripresa in studio, guidate da lui, alle quali si affianca un modulo pomeridiano sulla gestione e il trattamento degli scatti. In controtendenza, questo non vuole essere un corso di ritocco della pelle o simili, anche se verranno fatti dei cenni in merito, quanto un discorso a più ampio raggio sul mood da dare agli scatti, su come raggiungere l’aspetto specifico dell’immagine che abbiamo in mente. I primi workshop si svolgeranno in gennaio e saranno per ora tenuti nella zona di Verona.

Il calendario degli incontri che terrò nel 2015 è in via di definizione. Le città attualmente candidate a ospitare qualche genere di workshop o corso sono Roma, Milano, Parma, Cremona, una non ancora identificata località della Puglia; Pescara resta alta sulla mia lista di priorità, e spero che potremo rimettere in cantiere il CCC nel corso del prossimo anno. In maggio sarò di nuovo ospite di FESPA, non più a Monaco ma a Colonia, per la consueta grandinata di workshop. Da Londra hanno riconfermato il mio ruolo, e i workshop previsti sono sette nell’arco di quattro giorni, senza ripetizioni. I contenuti verranno annunciati presto e sono per il 70% nuovi rispetto allo scorso anno. A chiunque sia interessato suggerisco di visitare la fiera, che è uno dei momenti informativi e formativi migliori ai quali io abbia assistito negli ultimi anni, per non parlare dei possibili contatti in ambito internazionale.

Sul fronte video, invece, il 2014 è stato un anno meno produttivo dei precedenti, per mia scelta: di per sé non mi interessa produrre videocorsi; mi interessa semmai produrre dei contenuti in video, che è una cosa ben diversa. Con il termine “contenuti” mi riferisco a qualcosa che possa mantenere il suo valore nel tempo. La grande sorpresa di quest’anno, che mi ha fatto riflettere, è stata ricevere numerose richieste via mail su quali fossero tra i miei corsi realizzati per Teacher-in-a-Box i più adatti per iniziare, o anche richieste di chiarimenti e approfondimenti su ciò che i corsi contengono. Alcuni dei materiali in circolazione risalgono al 2011, un’era geologica fa sulla scala della rapidità con la quale questi corsi vengono di solito pubblicati e fruiti. Questo suggerisce quindi che i loro contenuti vengano considerati ancora interessanti, e che vadano pertanto rispolverati un po’: non ripetendo il già fatto, naturalmente, ma ampliandolo in nuove direzioni. Per questo motivo ho deciso negli ultimissimi giorni di pubblicare nel 2015 almeno due nuovi videocorsi relativi ad argomenti che non ho trattato in passato, oppure ad argomenti già noti riesaminati con lo spirito di chi si chiede: “dove siamo, adesso?” Questi due videocorsi verranno annunciati a breve e uno… richiederà una mano da parte di chi mi segue. Restate sintonizzati, i dettagli arriveranno.

Ci sarà anche un mio tentativo di applicare le tecniche di post-produzione e correzione del colore a un progetto di interior design virtuale, e anche questo dovrebbe emergere in rete prima o poi, forse in gennaio. Anche qui, sarete avvertiti opportunamente.

Prosegue anche la mia collaborazione con Fotografia Reflex. Fa piacere vedere che la rubrica sulla post-produzione (di fatto, sul colore) è seguita; i feedback sono molto buoni. Vi segnalo tra l’altro che l’articolo di gennaio, che si innesta su quello dello scorso novembre, apre uno dei temi sui quali ho intenzione di lavorare a breve: che equilibrio conviene dare al processo in Camera Raw rispetto a quello in Photoshop? È, naturalmente, una questione legata ai flussi di lavoro possibili. Non trovo in giro una grande analisi critica degli stessi, ma trovo molte posizioni di stampo evangelico – che onestamente non mi interessano a priori se non riescono a dimostra nulla sulle proprie affermazioni e non conducono a fatti concreti. Forse è impossibile stabilire delle regole generali che valgano sempre. Però inizio ad avere delle idee abbastanza chiare su cosa convenga non fare in un ambito piuttosto che in un altro, e, compatibilmente con i progressi di queste idee, vorrei scriverne. Consideriamolo una specie di laboratorio di apprendimento aperto e in movimento, con tutti i rischi di errore che questo comporta, d’accordo?

E infine. Ci ho meditato a lungo, e ho deciso di annunciare quella che potrebbe essere la vera novità del 2015. C’è una richiesta che ho ricevuto così tante volte, e alla quale ormai ho risposto così tante volte, che non ha più senso mantenere privata la risposta. Quindi rispondo senza fare la domanda.

Sì, ho scritto un libro sulla correzione del colore. Sì, è sostanzialmente finito. No, non so se e come verrà pubblicato, da chi, in quale forma, in che termini. È stato estremamente impegnativo scriverlo, ha coinvolto (e sta ancora coinvolgendo) nell’arco degli ultimi due anni il lavoro di diversi beta- e gamma-readers, ma sarà ancora più impegnativo stamparlo. Un editore lungimirante potrebbe vedere la logica dell’operazione, ma in questo momento non sono sicuro di trovarlo; d’altronde non sono neppure nella posizione di avvicinare nessuno con una proposta fino a che la proposta non ha la parola FINE scritta in fondo. Quindi, avanti piano, nel tempo che è dato, e speriamo in bene.

Lo scorso anno concludevo l’articolo di commiato dal 2013 con questa espressione: “Onward! Next!” La riciclo in maniera leggermente diversa: “Onward. Next.” La punteggiatura ha un peso, credo, e sono onestamente abbastanza stanco da preferire dei passi sicuri e mirati rispetto a una carica. Il punto esclamativo lo riservo però al più sincero augurio, a tutti, che il 2015 sia un anno interessante e proficuo. I miei desideri? L’estinzione dei vampiri dell’energia, che sollevano folli cortine di fumo quando non c’è nessun arrosto a cuocere; che troviamo sempre qualcosa di interessante da seguire, studiare, fare, produrre; e che la comunicazione, quella vera, non si interrompa una volta che è iniziata, con il rispetto dell’individuo che abbiamo di fronte: interlocutore, e nostro ospite in molti sensi. Lo spirito di questo blog, che è solo un’umile realtà, è questo. La mia spinta interiore è che possa continuare.

Quindi: AUGURI!

MO

12 pensieri su ““Always” is “next””

  1. Che dire Marco, chi più ne ha più ne metta…Mi pare che in qualche modo tutto l’impegno, la fatica, lo stress accumulto in quest’anno abbia comunque avuto i suoi rendiconti, le sue contropartite in termini di soddisfazioni e penso anche crescite professionali oltre che nuovi stimoli. E ciò ha uno strascico nel 2015. In fondo, a parte (e che parte) il vil denaro che ci permette di vivere, sono queste le cose che ci fanno pensare a cosa fare di più il giorno (mese,anno…) dopo.
    Da parte mia ti ringrazio per l’impegno profuso e anche per la sua condivisione in un’epoca (non dimentichiamolo) in cui ognuno si tiene stretto nel pugno molto chiuso ogni goccia di sapere.

    1. Grazie, Piersimone. Se vuoi aggiungiamo Brescia (o dintorni) nella lista dei luoghi candidabili… ne abbiamo già parlato, e sai che mi piacerebbe se solo riuscissimo a mettere in piedi la cosa. A presto!

  2. Grazie Marco. È grazie ai tuoi insegnamenti che ho imparato “il colore” nella postproduzione. Auguri e Buon Natale e 2015.

  3. Ciao Marco, innanzitutto Auguri, e grazie di tutto.
    Ti chiederai “Di tutto, cosa?” Di tutto e basta.

    Stavo pensando, il libro…. Perchè cercare un editore lungimirante?
    Sarà difficile, visto l’argomento estremamente di nicchia per il mercato “mainstream”, e probabilmente “mainstream” per il mercato ipertecnico e professionale, in cui è più facile comprare il pesce piuttosto che imparare a pescare.

    La via di mezzo, o sfumatura di grigio (scegli tu i valori) in cui si piazza esiste ed è MOLTO ampia e densamente popolata. Basta guardare i successi del CCC su Facebook e la fame di seminari e workshop. (Eddai vieni a Torino…)

    Difficilmente interpretabile da un editore, forse, ma esiste. E quindi perchè non sfruttare lo stesso media, la rete, per arrivare al libro?

    Apri un progetto di Crowdfunding ad esempio qua, per restare in Italia: https://www.produzionidalbasso.com

    Ho visto il successo di molti libri arrivati da qua, alla cui nascita ho contribuito con grandissimo piacere, senza avere un blog come questo o il CCC su Facebook dietro.

    Non dico sia LA soluzione, ma pensaci.

    Nel mentre ti rinnovo gli auguri..
    Alessandro

    1. Alessandro, grazie delle tue parole. Questa è una delle ipotesi, effettivamente, ma ha qualche risvolto da considerare. Uno tra questi è il regime IVA che differenzia i libri dal resto dei beni: la gestione non è semplice e nel mio caso probabilmente esulerebbe dalla rosa delle mie attività principali, per cui tutto questo richiede qualche considerazione. A margine, senza distribuzione, il libro non sarebbe disponibile se non per vendita diretta, e anche questo richiede una logistica e una gestione non da poco. La via intermedia sarebbe perseguire la strada del crowdfunding appoggiandosi comunque a un editore per i codici ISBN e via dicendo. Dovrebbe essere più semplice, ma una mia passata esperienza editoriale in questo senso non è stata positiva.
      Per ora vedo di finire il tutto (i ripensamenti sono terribili, a volte, e pubblicare qualcosa è una responsabilità). Quanto a Torino… sì, è sulla mia lista dei desideri, per diversi motivi. Non escludo nulla. 🙂
      A presto e auguri, grazie ancora!

  4. A questo punto, cosa rimane da dire: grazie Marco per tutto quello che fai e che farai!!! Mi hai reso la vita più semplice, mi hai fatto innamorare ancora di più della fotografia e della sua post …..
    Spero di incontrarti ancora, ogni volta porto a casa qualcosa di nuovo e il mio mondo si allarga sempre di più !!

    Mille e mille auguri per un felice 2015 !!!
    A presto
    Roberto & Nadia

  5. Un bel libro cartaceo, lo leggerei volentieri. Lo porterei con me dove non c’è copertura internet, in mezzo ad un bosco colorato d’autunno o su un picco ancora innevato in primavera, lo porterei dove i colori sono veri. Avrei la possibilità di mettere un segnalibro ad ogni pagina, sedermi su una pietra calda, chiudere gli occhi e riflettere sui colori che vedo e che vorrei rappresentare. Un libro serve ancora, anche al nostro tempo.
    Buon anno nuovo e………quando passi zona Firenze?

    1. Grazie mille Ivana! Firenze… non lo so. Come sempre a inizio anno si considerano delle possibilità, che poi magari cambiano per vari motivi e magari se ne presentano anche di nuove, inaspettate. In ogni caso qualcosa in Toscana spero di fare. Se ti iscrivi alla newsletter (la form e in homepage) resti sempre aggiornata sulle varie cose che vengono organizzate. A presto e grazie ancora!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *