sRGB o Adobe RGB: prima o poi si capirà?

“Come devo impostare lo spazio colore nella fotocamera?”

Lo ammetto, ci sono momenti in cui alcuni argomenti diventano pesanti: non tanto perché lo siano davvero, ma perché vengono discussi, ridiscussi, tridiscussi ad nauseam fino a che le parole sembrano perdere di significato e ancora non si è detto nulla. Ammetto anche di essere un debole, perché ci casco quasi ogni volta, aggiungendomi a una discussione che in realtà discussione non è. Sto imparando lentamente a fare silenzio quando la comunicazione diventa palesemente priva di senso. È molto più semplice e salutare.

Mi spiego. Ieri sera ho intercettato un post pubblicato su un grosso gruppo di facebook. Il post conteneva una domanda che credo di avere letto cento o più volte, sempre identica a se stessa: “devo impostare sRGB o Adobe RGB nella mia fotocamera?” È una buona e lecita domanda che ha una risposta semplice; ma come spesso accade, nei cento e più commenti che seguono di norma domande come questa non si trova praticamente mai la risposta corretta. Se c’è, è sommersa da informazioni errate, pregiudizi duri a morire, commenti di utenti che temo affetti dalla sindrome di Münchausen per procura nei confronti degli utenti più giovani e meno esperti: ti fanno credere di sapere bene di cosa parlano, mentre purtroppo non è così. Stavo per intervenire, quando ho pensato alle decine di volte in cui ho perso come minimo mezz’ora per ribadire concetti che dovrebbero essere già chiari (sì, anche questo, molte e molte volte), solo per vedere la stessa identica domanda fatta il giorno dopo da un altro utente, con la mia risposta andata a fondo sotto il peso dei post successivi: probabilmente il maggior limite di facebook.

Questo non è un articolo approfondito dal punto di vista tecnico: ce ne sono già, anche se non sembra che vengano letti spesso. Lo scopo è semmai quello di chiarire un equivoco di fondo che dura da troppo tempo. Per farlo, parto da zero.

Una fotocamera può scattare in due modalità (o tre, a seconda di come contiamo): in RAW o in JPEG; oppure in modalità mista, producendo un file RAW e un file JPEG allo stesso tempo. Quest’ultimo caso è di fatto una sovrapposizione dei primi due e lo possiamo trascurare.

Partiamo quindi dal secondo caso: come fa una fotocamera a produrre un file in formato JPEG? Risposta: sviluppa internamente un RAW. Perché un file RAW, da qualche parte, c’è sempre, anche nelle fotocamere che non lo forniscono all’utente. Affermare, ad esempio, che una fotocamera compatta supereconomica non scatta in RAW è errato: una fotocamera può solo scattare in RAW, per come è costruita. Semplicemente, certe fotocamere mettono a disposizione il file in questo formato; altre lo elaborano internamente, né più né meno di come facciamo noi in Adobe Camera Raw o in Lightroom – o in qualsiasi altro modulo di sviluppo.

Quindi, quando la fotocamera produce un file JPEG, lo fa partendo dai dati RAW catturati dal sensore ed elaborandoli secondo parametri che possono essere in buona parte impostati dall’utente. I picture styles presenti su certe fotocamere sono un esempio di questi parametri: impostazioni predefinite di un certo tipo per il ritratto, per il paesaggio e così via.

Uno dei menu di impostazione di una Canon 5D Mark II. Selezionata, la voce relativa allo spazio colore.
Uno dei menu di impostazione di una Canon 5D Mark II. Selezionata, la voce relativa allo spazio colore.

Il profilo colore, che normalmente è selezionabile tra sRGB e Adobe RGB, è uno dei parametri che possiamo scegliere per questo sviluppo interno. Ma non riguarda il file RAW: il nostro JPEG incorporerà il profilo colore sRGB o Adobe RGB a seconda dei casi… ma anche no. Bisogna fare una distinzione. Un file che incorpora un profilo colore contiene materialmente i dati del profilo in questione. Ad esempio, se è incorporato sRGB, il file conterrà tutti i dati che caratterizzano lo spazio di lavoro standard denominato sRGB. In realtà a volte il profilo non viene incorporato: viene semplicemente salvato un cosiddetto tag Exif, ovvero un’informazione che sostanzialmente dice “attenzione, la fotocamera era impostata su sRGB [o su Adobe RGB] quando lo scatto è stato fatto.” Anche in assenza del profilo si può pensare di assegnare il profilo giusto, visto che si tratta di profili colore universalmente disponibili. Non è il protocollo più lineare e sicuro che si possa immaginare, ma almeno abbiamo un’informazione.

Photoshop: Preferenze -> Gestione file
Photoshop: Preferenze -> Gestione file

Un modo per avere la certezza di come stanno realmente le cose consiste nel dire a Photoshop di ignorare i tag Exif relativi ai profili quando un documento viene aperto. Se un documento, ad esempio, contiene un tag che dice “Adobe RGB” ma il profilo non è incorporato, Photoshop indica il profilo come presente anche quando in realtà non lo è. Viene assegnato all’immagine il profilo indicato nel tag e se le indicazioni sono corrette non ci sono problemi; se però il tag non è corretto, per qualsiasi motivo, abbiamo un problema. E abbiamo un problema anche perché le fotocamere non si comportano tutte nella stessa maniera: alcune incorporano i profili nei files JPEG, altre no ma scrivono il tag Exif, altre lo fanno a seconda dello spazio colore che è stato impostato (incorporano Adobe RGB, ma non sRGB, e cose simili). Torre di Babele, in pratica.

In realtà il problema si pone soltanto quando la fotocamera produce un JPEG (o un TIFF, perché alcune fotocamere hanno questa opzione): MAI quando viene prodotto un file in formato RAW. Il file RAW non incorpora profili colore, perlomeno non in senso stretto. Quando operiamo in Lightroom, ad esempio, quella su cui lavoriamo è un’immagine già convertita in uno spazio colore ben definito (i cui dettagli non ci interessano, ora) ed è a tutti gli effetti un’immagine raster costruita a partire dal RAW. Ma il suo profilo colore, che pure esiste, non è quello con il quale esportiamo poi il file definitivo. A priori, neppure ci importa quale sia il profilo colore in cui lavoriamo, perché è trasparente per noi fino al momento in cui non decidiamo di salvare il file o di aprirlo direttamente in un editor esterno come Photoshop. In quale profilo sviluppare, è scelta di nostra pertinenza, e la facciamo invariabilmente (anche in maniera implicita a volte) in Lightroom, Camera Raw, o qualsiasi altro software di sviluppo.

In sostanza:

  • Se scattiamo in RAW, impostare sRGB o Adobe RGB in camera non ha nessuna rilevanza. Lo spazio colore del file finale viene deciso nel modulo di sviluppo.
  • Se scattiamo in JPEG, l’impostazione dello spazio colore ha una rilevanza. Quale scelta operare dipende da ciò che si vuole fare con le proprie fotografie e dal flusso di lavoro, ma la cosa importante è prendere coscienza del fatto che non sempre il profilo colore prescelto viene incorporato: a volte viene solo scritto il tag Exif nel file, che è un indicatore del profilo, ma non il profilo.

Naturalmente, se scattiamo in modalità mista e produciamo sia un RAW che un JPEG il primo non sarà influenzato dalla scelta, il secondo sì. È un po’ come il bilanciamento del bianco: se lo sbagliamo scattando in JPEG, avremo una discreta gatta da pelare. Se lo sbagliamo scattando in RAW siamo messi molto meglio, perché possiamo decidere in fase di post-produzione che bilanciamento del bianco assegnare, anche tra i predefiniti. Scattare tre immagini uguali alla luce del sole, una con il bilanciamento impostato su luce diurna, una su luce incandescente, una su luce fluorescente, è irrilevante (in RAW). Quando assegniamo in Camera Raw o altrove l’impostazione “luce diurna” le due immagini “sbagliate” diventano identiche alla prima.

Ho scritto questo articolo perché la prossima volta che vedrò questa ormai eterna domanda su un forum o su un gruppo di discussione potrò rimandare gli utenti a questi pochi paragrafi nella speranza che un giorno, prima o poi, chissà…

In ogni caso, ho investito mezz’ora di tempo qui piuttosto che per gridare “al lupo!” dal profondo del pozzo. Anche perché, per una volta, non c’è davvero nessun lupo in agguato.

Buon Ferragosto a tutti!
MO

44 pensieri su “sRGB o Adobe RGB: prima o poi si capirà?”

  1. Salve, Lei è molto chiaro ed è stato un piacere leggerla.

    Purtroppo ha ragione, la rete è piena di Soloni improvvisati (la maggior parte dei quali voglio credere in buona fede, ma il risultato è lo stesso) e il buon senso in rete annega nello spazio di pochi post.

    La storia del TAG exif non la conoscevo e mi è stata utile per capirne altre.

    Avrei un’altra domanda ,a preferisco posporla… ha un sito interessante: è meglio leggere prima di domandare. La rete ci spinge al subito e ora (io pure ne sono vittima)… la carta era pesante, scomoda, costosa, ma ci costringeva a prenderci il tempo necessario a imparare e non a fare il surf tra concetti rimasticati da altri.

    La saluto cordialmente.

    1. Grazie, Lorenzo. In realtà cerco solo di presentare informazioni chiare, delle quali sono certo, nel modo più lineare possibile. Certi argomenti non sono semplici e, tra l’altro, obbligano chi desidera approfondirli a crearsi competenze che spesso esulano dal campo principale di azione. I fotografi, ad esempio, non possono più limitarsi a essere fotografi: devono conoscere la gestione del colore, imparare a gestire la propria post-produzione, e soprattutto (se vengono dall’analogico) fare un salto metale piuttosto importante per comprendere le profonde differenze tra la fotografia digitale e quella tradizionale. Non è una questione semplice.
      A prescindere: se ci sono altre domande, ben volentieri. Il mio blog è aperto.
      Grazie ancora!

  2. Nel complimentarmi per gli articoli vorrei solo farLe un appunto.
    Nell’articolo si trattano sRGB e AdobeRGB come profili colore.
    Non è corretto poichè sono “Spazi colore” appartenenti al “Modello colore” RGB.
    Il profilo colore, altro non è che la “caratterizzazione” di un dispositivo (scanner, monitor, stampante o altro) che deve rappresentare un altro profilo colore o uno Spazio colore (sRGB, AdobeRGB, ProPhoto, ecc.)
    Il profilo colore “spiega” il modo con cui il dispositivo rappresenta/raffigura/mostra i colori con coordinate certe (Lab, RGB) mediante altre coordinate che potrebbero o no coincidere con quelle certe.
    Anche una fotocamera può essere profilata fotografando un Color Checker e analizzando i vari colori (o meglio le coordinate) ripresi confrontandoli con quelle dei colori del test (coordinate certe).
    Giustamente, l’immagine del display della fotocamera riporta la voce giusta “Spazio colore”.
    CIAO

    1. Prometeo, se permetti ti do del tu – lo trovo più facile perlomeno sul Web.
      Ti ringrazio della precisazione: è corretta e hai ragione sia dal punto di vista terminologico che concettuale. Il motivo per cui tendo a confondere i due termini è però molto pratico: è difficilissimo spiegare a chi inizia la differenza. È già difficile così: ma se si inizia a spiegare la differenza tra uno spazio colore e la sua caratterizzazione si perdono in media i pezzi per strada. Lo scopo di questo articolo, come di molti altri, è quello di rispondere alle innumerevoli richieste che si vedono su forum, gruppi e che arrivano anche in privato, dando una chiave di lettura comprensibile e sensata anche se non al 100% rigorosa, anche perché altri siti già lo fanno per chi è interessato. Spiegare a un neofita che un modello non è uno spazio, uno spazio non è un profilo, e un profilo non è il gamut è un’impresa titanica. Il problema vero è che la stragrande maggioranza degli utenti ignora quali siano le impostazioni colore corrette, che cosa facciano questa o quella opzione e perché convenga seguire una certa policy piuttosto che un’altra. Ovvero: il caos è totale e sovrano, e lo vedo a ogni mio corso. Corso nel quale, paradossalmente, farei volentieri a meno di parlare di queste cose perché sono altre quelle che mi interessano; ma sono costretto a farlo perché viene richiesto con implacabile regolarità. Insomma, c’è un buco formativo essenziale, e c’è la richiesta che venga riempito. La modalità di comunicazione si adatta alla capacità di comprensione dei non specialisti, in termini ragionevoli.
      Anche perché i software non aiutano: Photoshop, ad esempio, confonde apertamente metodo, spazio e profilo nella sua terminologia, e soprattutto non distingue tra profili e spazi. Correttamente, dal mio punto di vista, perché il menu risultante sarebbe kafkiano.
      In sintesi, quando le basi essenziali della gestione del colore avranno finalmente preso piede tra gli utenti (e mi riferisco a diverse categorie: fotografi professionisti, fotoamatori, grafici, illustratori, post-produttori, operatori di prestampa) avrà senso iniziare a fare le distinzioni fini. Per ora, la cosa è importante è che si faccia qualcosa per togliere di mezzo le ambiguità, i miti e le leggende metropolitane alle quali chiunque operi nel campo ha modo di assistere ogni giorno.
      Grazie ancora, buon proseguimento!

  3. Grazie.
    Però sarebbe meglio cominciare a spiegare anche ai neofiti queste “differenze” se vogliamo cambiare il modo di “intendere” e di “volere” in questo campo.
    NB: anch’io molte volte devo ricorrere allo “stratagemma” di chiamare profilo uno spazio colore.
    Chissà perché, così è più facile la comprensione.
    CIAO

    1. Lo so, sarebbe bello e ben fatto. Io però mantengo un approccio molto pragmatico, che deriva probabilmente dalla mia formazione (sono essenzialmente un fisico teorico, mi piacciono le equazioni ma vedo soprattutto l’utilità divulgativa dei modelli, anche se non sono perfetti). Essenzialmente penso che certe cose siano essenziali, altre meno. Al fotografo o all’operatore di prestampa, ad esempio, a priori non cambia la vita sapere se il profilo colore che utilizza è a tabella o a matrice. Allo stesso modo posso dire che uno spazio colore non è euclideo e serve una geometria particolare per descriverlo, ma anche questo non è così essenziale per l’utente. Chi vuole approfondire e ha i mezzi per farlo lo farà comunque, indipendentemente da quanto che io dica. A un primo livello, è importante che la radice dell’idea sia chiara, non il dettaglio – sempre a mio modesto parere.
      La “confusione” tra spazio e profilo è analoga a quella che si genera quando si spiega a chi non ha fondamenti di analisi matematica che un integrale definito è sostanzialmente l’area sottesa da una curva. “Integrale definito” è arabo per molti, “area sottesa” è comprensibile a tutti. Certo, l’integrale non è l’area da un punto di vista formale e logico, ma in quel contesto va benissimo così, perché a volte ci sono cinque minuti per far passare un concetto, non due giorni o due settimane.
      Per restare nel contesto pratico, io penso agli stampatori: quelli che si sono realmente attrezzati con sistemi seri e politiche corrette di gestione del colore hanno il problema essenziale di 1) doversi far carico dell’educazione dei loro clienti e 2) doversi spesso far carico anche dei loro errori. La loro esigenza è semplicemente quella di spiegargli le cose: “fai così, perché serve cosà”. Proporgli di distinguere tra spazio e profilo, in un contesto quotidiano, sarebbe ridondante se non eccessivo.
      Io lascio sempre intendere che i due concetti non sono uguali. Alla fine di ogni discorso di questo genere (l’ultima volta ieri sera) dico semplicemente che per quanto ci serve possiamo confondere le due cose: “ma, ricordate, una lingua non è il suo dizionario e guardare la carta geografica dell’Australia non significa visitare la regione”. Tutti capiscono, tutti accettano che ci sono distinzioni più sottili e hanno anche chiaro che non sono forse così essenziali in prima battuta.
      Grazie e a presto!

  4. Ciao Marco, un post eccellente come sempre. Ti giro un pensiero che mi attanaglia in questi giorni. Parlo da amatore: scatto in RAW e converto in RGB per mantenere al massimo la qualità. Compro un monitor 99% RGB e lo tengo calibrato per lavorare in modo preciso.

    Bene.

    Poi salvo i miei files sulla solita chiavetta e porto le foto da un amico, che ha un normale notebook. BOOOM! Risultato pessimo. Te come consigli di procedere in un ambito di questo tipo?

    1. Cambiare notebook o cambiare amico? 🙂
      Scherzi a parte, ci sono due aspetti. Premessa – quando scrivi “RGB” intendi, credo, “Adobe RGB”.
      Il primo: un notebook non raggiungerà mai la performance di un monitor di alta fascia, quindi non puoi aspettarti che certi colori vengano riprodotti.
      Il secondo: ci sono fotografie che non contengono colori difficili da riprodurre sul monitor di un portatile. Quindi dovresti vedere una riproduzione perlomeno decente. Se tutto è troppo freddo, o ci sono dominanti strane, è un problema di calibrazione: probabilmente di impostazione del punto di bianco prima ancora che di accuratezza del profilo. Certi portatili hanno schermi che sono ridicolmente tendenti al blu, ad esempio, e non ci sono molte speranze se non ripartire da zero e impostarli come vogliamo noi… se lo permettono, perché diverse volte capita che il software e l’hardware non vadano d’accordo, e non sia possibile ottenere un profilo con i parametri che desideriamo perché le impostazioni non vanno a buon fine.
      Quindi, non cambiare amico, se puoi non cambiare notebook, ma cambia le scelte di calibrazione del monitor e fagli un buon profilo, visto che da ciò che scrivi probabilmente hai un colorimetro a portata di mano.
      A presto!

  5. Diciamolo francamente, sono concetti non molto difficili da capire. La gestione del colore è vista da molti “appassionati” come una scocciatura e per questo si affidano ai vari vecchi gamma loader di Photoshop, oppure altri software, quando non perdono ore ed ore a “profilare” un monitor con le stampe test del laboratorio che non servono a niente per questo scopo, tante volte su monitor che a malapena riescono a coprire uno spazio sRGB, incazzandosi pure perché i colori poi non sono in gamma e quindi non riproducibili. Non sono disposti a comprare un colorimetro, ma l’ottica da 3000 euro sì e così ogni sforzo economico si traduce in un gioco a random che produce un risultato casuale e se quando buono, in termini di stampa, merito, od el caso, oppure di qualche laboratorio. prima di parlare di profili colore, spazi colore ecc… bisogna stabilire un flusso di lavoro razionale, come si fa in cameraoscura e capire che lo scopo del fotografare è lo sviluppo di un’idea, di una sua materializzazione grafica il più possibile fedele a ciò che volvevamo che fosse, il resto è solo un mezzo per arrivarci. Fotografare in digitale senza utilizzare un colorimetro e fregandosene della gestione del colore è come cucinare salando i cibi a caso, saranno sempre o troppo insipidi, o troppo salati, ma sicuramente mai come li avremmo desiderati e questo con la passione non c’entra niente!

    1. Mauro, grazie del commento: sono in massima parte d’accordo con te, e l’unico motivo per il quale parlo di gestione del colore – che non è un argomento che mi attiri poi moltissimo – è che mi rendo conto di quanto poco i concetti di base siano penetrati nella cultura media. Me ne rendo conto a ogni seminario, workshop o corso, perché queste sono le domande che ogni volta vengono sollevate. Il mio tentativo è di far passare alcuni principi semplici, perché mi rendo conto che è difficile che un operatore medio abbia il tempo di assorbire tutta la materia – che per sua natura non è facile. C’è anche una ricaduta, diversa ma simile in natura, sulla “post-produzione”, un termine necessariamente tra virgolette in un caso come questo, perché significa tutto e niente. Spero di parlarne presto in un articolo specifico.

      A presto!
      MO

      1. La tua iniziativa è lodevole, tuttavia è rivolta a persone che abbiano fatto propri tanti concetti e che quindi non siano dei neofiti. La grossa bufala raccontata ai novizi da parte dei grandi marchi è che col digitale fosse più semplice ed infatti c’è tantissima gente che ancora impazzisce su questi argomenti nel 2015! Ma è anche ovvio se uno non ha mai studiato il sistema zonale in bianconero cosa pretende? Oggi la gente vuole tutto immediatamente e possibilmente automaticamente: imparare a fotografare, ad usare un programma di foto ritocco e come si operi per una gestione del colore ottimale. Ma il tutto ridotto a “quali pulsanti devo schiacciare?” Ad onor del vero però va detto che una gestione del colore di ottimo livello passa anche per l’acquisto di strumenti e software costosissimi, non è una cosa alla portata di tutti, in mezzo c’è un compromesso accettabile fatto da colorimetri commerciali e spettrofotometri anche, funzionano bene però non sono sicuramente soluzioni altamente professionali che tranne alcuni casi di utenti molto facoltosi, sono al di fuori della portata del privato medio, rimanendo nella legalità s’intende! trovo non molto seriai servizi che si propongono di stampare fine art online. ad un utente con pochi soldi io consiglierei di risparmiare sull’attrezzatura fotografica, spendere per un ottimo monitor( Eizo, Quato, Lacie) Wide gamut, dotarsi di un buon colorimetro ed a quel punto, o andare fisicamente presso uno studio di stampa realmente fine art, per le immagini di pregio, oppure tranquillamente convertire in sRGB le foto che non lo siano già, scaricare il profilo del servizio online preferito, simulare la prova colori fare le correzioni del caso se necessario ed amen! Un disastro non lo avrà così. Certo il massimo sarebbe fare tutto in proprio ma i costi sono veramente alti per un utente medio. Certo che io vedo ancora tanti prof assegnare i profili per vedere l’effetto che fa a mo di preset e poi convertirli convinti che la gestione del colore si faccia così, siamo ancora agli albori della diffusione del metodo.

  6. E’ vero. Il post è ormai vecchio. E’ vero anche che lavoro nel campo della fotografia da 15 anni e non sarei dovuto cadere in questi dubbi…ma avere dubbi è la cosa più bella del mondo, quindi ho cercato anche io con google (capita a tutti una volta, nella vita) maggiori informazioni su questa diatriba assurda sui profili colore. Sarà che vengo dalla pellicola e solo da qualche anno ho affiancato il digitale. Complimenti, un post ben fatto e molto, molto chiaro.

    1. “Diatriba” mi piace. “Assurda” mi piace ancora di più. Una serena semplificazione sarebbe assai auspicabile, perché più passa il tempo e più mi rendo conto che questa cosa riceve un’attenzione spasmodica che forse non merita, in pratica, se non in un numero piuttosto limitato di casi. Mi riferisco, naturalmente, alla scelta di uno spazio colore sull’altro. Dal punto di vista fotografico in un gran numero di casi basterebbe e avanzerebbe Adobe RGB, e potremmo evitare qualsiasi altra discussione, da relegare a casi specifici.
      Grazie comunque, mi fa piacere che tu abbia trovato l’articolo utile.

      A presto!
      MO

  7. Ciao Marco. Sono un fotografo amatoriale e per caso mi sono imbattuto in questo tuo post su “RGB” e ti faccio i miei complimenti. Comunque io ti volevo chiedere, dato che il mio vecchio monitor è rotto, su che monitor per fotografia posso indirizzare il mio interesse. Grazie e a presto. Luigi.

    1. Ciao Luigi,
      scusa innanzitutto il ritardo nella risposta.
      Non sono in grado di darti una risposta precisa: dipende dalle tue esigenze e dal tuo budget. Certamente i monitor di fascia alta ti garantiscono la copertura di uno spazio colore più grande rispetto a quello dei monitor standard, nonché uniformità e stabilità nel tempo, ma hanno un costo abbastanza rilevante – peraltro poi ripagato in soddisfazione. Il suggerimento è di cercare delle buone recensioni e decidere in base a ciò che ti convince maggiormente, e che rientri in un budget ragionevole per te.
      A presto!

  8. Salve.
    Nonostante le remore ho voluto lo stesso far stampare un calendario con le mie foto su un sito e al ritiro, come immaginavo, i colori erano irregolari.
    La macchina fotografica l’ho impostata su RAW e jpeg come mi era stato consigliato da un amico che mi ha anche calibrato il monitor tempo fa.
    Sono uno che col computer ci deve sbattere la testa 100 volte e forse dopo la capisco.
    Non pretendo il capolavoro, vorrei solo qualcosa di decente.
    C’è modo di sapere come dovrei mandare le foto al sito?

    1. Cesare, il termine “irregolari” purtroppo non dice molto. Di solito la linea di ragionamento (errata) è questa: ho il monitor, che deve far fede; faccio una stampa; la stampa è diversa; quindi la stampa è “sbagliata”. Non è necessariamente così: la consistenza del colore tra monitor e stampa dipende da diversi fattori, i due più importanti dei quali sono la scelta dei parametri di calibrazione del monitor (punto di bianco, luminanza e via dicendo) e le condizioni di osservazione della stampa. Di fatto, non esiste un modo di rappresentare in maniera assoluta il colore: la rappresentazione dipende sempre dal dispositivo o dal supporto, a seconda di cosa stiamo guardando, e dalle condizioni di output. In ogni caso, nella maggior parte dei casi se si stampa con servizi che non si conosce, inviare i file in sRGB è la cosa più sensata: è limitante, rispetto alle condizioni di stampa disponibili oggi, ma difficilmente la scelta di questo spazio colore è uno sbaglio clamoroso. Detto questo, potrebbe essere non adeguata la rappresentazione del monitor, perché “calibrato” significa tutto sommato poco: in base a che parametri? quali prestazioni è in grado di fornire? Tutte domande che non hanno risposta, a priori, nell’esposizione del tuo problema. Se riesci a essere più preciso, ovvero spiegare come è stato impostato il sistema e quali sono le anomalie che riscontri, forse si riesce a capire di più. Un saluto!

      MO

  9. Caro Marco.
    Ho potuto leggere solo adesso la tua risposta e ti ringrazio per la tua pazienza.
    Dunque, il più delle volte scatto foto con una FUJI X20 che non ha la funzione spazio colore e di conseguenza non so dove andare a pescare Adobe RGB, c’è un’alternativa?
    Secondo problema, tempo fa mi hanno fatto scansioni di diverse diapositive e ne hanno ottenuto file TIF e JPEG. Il calendario di cui ti ho accennato è composto da foto con la FUJI e dalle scansioni (mandando il JPEG), in entrambe i casi le foto avevano dominanti più o meno evidenti.
    Cesare

    1. Cesare,
      ho fatto un po’ di ricerche ed effettivamente sembra che la X20 non sia in grado di produrre un file JPEG in Adobe RGB. Per esclusione e di conseguenza, credo che i JPEG vengano prodotti solo in sRGB.
      Puoi però scattare in RAW: come ben sappiamo, il formato RAW non ha uno spazio colore definito da un profilo .icc – lo spazio viene scelto al momento dello sviluppo, in Camera Raw, Lightroom o uno qualsiasi dei moduli di sviluppo disponibili sul mercato. Se lo scopo è produrre un’immagine raster Adobe RGB, questa è una strada possibile.
      Non credo che questa sia però la ragione del problema che riscontri: un file Adobe RGB ha solo la possibilità di codificare una tavolozza di colori più estesa rispetto a sRGB, ma non è intrinsecamente migliore (o peggiore) di altri spazi colore standard. Aggiungi che, in assenza di indicazioni certe, inviare i file a un servizio di stampa in sRGB di solito è la scelta più sicura. Di compromesso rispetto ai colori ottenibili, certamente, ma con meno probabilità che il file venga male interpretato da chi lo deve lavorare.
      Il problema delle dominanti: non ti so dare una risposta, e credo che nessuno possa darla a priori. Può darsi che guardando le versioni stampate da sole, senza confrontarle con il monitor, ti appaiano tutto sommato accettabili; e che il problema nasca quando confronti quel risultato con lo schermo, che magari appare più freddo, o più giallo, o qualsiasi altra cosa. Questo è un punto delicato, che va alla radice della domanda: “cosa consideriamo giusto e cosa prendiamo come riferimento?” Io sono di vecchia scuola, anche se uso regolarmente il digitale: se un lavoro va stampato, fa fede la stampa. Detto questo, può anche accadere il contrario: che le fotografie siano perfettamente bilanciate su un monitor impostato in maniera sensata e non presentino dominanti, ma le stampe sì. In quel caso bisognerebbe capire cosa succede in stampa, e questo processo esce ampiamente dal nostro controllo.
      Forse un test potrebbe essere questo: un’immagine RGB rigorosamente in bianco e nero, ovvero denaturata, come appare in stampa? Più o meno grigia, bluastra, giallina, verdastra? E la discrepanza è costante o varia di stampa in stampa? (Succede anche questo, purtroppo.) In assenza di maggiori informazioni, non so darti un consiglio.
      Infine, TIFF e JPEG ad alta qualità, non cambia moltissimo: la differenza può essere nella definizione, il TIFF può mostrare dettagli più sottili, ma di norma e in condizioni normali non si vedono differenze eclatanti. Di certo il formato non influisce sul colore (a parità di condizioni, ovviamente) né può giustificare una dominante. Il problema è altrove, ed è l’unica certezza che ti posso dare.

      A presto!
      MO

  10. Ciao Marco, grazie per l’articolo!
    Se non ti dispiace vorrei farti una domanda. Sono una fotografa alle prime armi e non tutti i dettagli tecnici sono sempre chiari per me.
    Ho capito che scattando in RAW lo spazio colore lo definiamo in Lightroom e io l’ho sempre impostato su sRGB appunto per la maggiore versatilità, però adesso ho bisogno di convertire le mie “vecchie” foto (tiff già post-prodotti in Photoshop e diventati jpeg) in Adobe RGB…é possibile?…O devo per forza ripescare i raw e svilupparli un’altra volta?
    Grazie mille in anticipo!
    Sofia

    1. Ciao Sonia,
      no – non è necessario ripartire dal RAW. Puoi convertire da qualsiasi spazio colore a qualsiasi altro utilizzando il comando “Converti in profilo” di Photoshop, che trovi nel menu Modifica. Devi semplicemente impostare lo spazio di destinazione, in questo caso Adobe RGB, e cliccare OK.
      A presto!
      MO

      1. Ciao Marco.
        Dopo un po’ di mesi mi ritrovo a voler fare un’altro calendario, in precedenza ne avevo fatto uno, non so se ti ricordi, con un misto di scansioni da dia, foto digitali Nikon e Fuji (x20), nell’insieme quelle che mi soddisfacevano di più erano le Fuji che erano in Jpeg. Non so se quello che ti chiedo ora sia pertinente con questa rubrica e nel caso puoi tranquillamente cestinarmi. Vorrei stampare foto a sfondo nero nella cornice nera del calendario, a occhi chiusi credo che avrò a che fare con due neri, nel caso c’è possibilità di ridurre il margine di differenza con RAW o Jpeg?
        Cesare

        1. Ciao Cesare,
          avrei bisogno di capire come verrà impaginato il calendario. La cosa che mi sembra più sensata è che vengano create delle pagine con uno sfondo nero (ad esempio in InDesign) sulle quali verranno poi poste le fotografie. In quel caso, dovresti cercare di definire un nero per la cornice (ovvero, la parte di sfondo in InDesign che cade fuori dalla foto) che sia il più possibile omogeneo con quello delle fotografie, sperando che questo sia sempre più o meno lo stesso. Ad esempio, se in RGB hai qualcosa come 10R 10G 10B nello sfondo delle foto, dovresti fare uno sfondo simile anche in InDesign. Tutto questo, naturalmente, nell’ipotesi che tu impagini in RGB e che poi l’eventuale conversione venga fatta dopo. In caso contrario dovresti prendere come riferimento il nero CMYK generato dalla conversione (ma devi avere il profilo che descrive le condizioni di output) e replicare quello in InDesign.
          La buona notizia è che se i due neri sono molto scuri e molto simili, probabilmente non si vedrà una grande differenza. Un’alternativa sarebbe quella di mettere un filetto bianco attorno alle foto: staccando il nero interno e quello esterno le differenze, a meno che non siano clamorose, si notano già meno. In ogni caso, le strade sono due: adattare il nero dello sfondo a quello delle foto, oppure adattare il nero delle foto a quello dello sfondo. Per questo ti servono i numeri, che vanno replicati, e come sempre incrocia le dita ;).
          A presto!
          MO

  11. Ciao Marco,
    innanzitutto complimenti.
    Sono un fotografo professionista e avrei dovuto partecipare ad un tuo seminario sul flusso ma purtroppo ho avuto un impegno lavorativo e non sono più riuscito a venire.

    Detto questo, io ho un paio di domande da porti:
    – Ho un monitor Asus PA248Q, diciamo un ottimo monitor anche se non a livello dei milgiori EIZO che mi da incredibili soddisfazioni, soprattutto quando stampo in Fine Art con la mia Canon Pro-1. In questi casi normalmente uso Spazi Colore legati alla carta e alla stampante. Purtroppo però quando invio le medesime foto stampate ai clienti e loro le vedono sui loro monitor, i colori sono totalmente diversi (stampante+mio monitor gamma ampia, monitor clienti gamma sRGB classica con dominanti tipiche da notebook) e mi è capitato che si lamentassero. Secondo la tua esperienza e la tua indubbia capacità, come si potrebbe ovviare a questi inconvenienti? Ha senso gestire tutti i processi con un monitor tarato ogni mese, con un flusso definito, quando poi il 95×100 delle persone lo vede sulla tv di casa con risultati pessimi? Paradossalmente non è meglio avere una tv di casa come monitor (mi piange il cuore mentre scrivo questa bestialità, am spero che questa iperbole faccia capire cosa intendo)?

    -devo comprare un secondo monitor su cui lavorare dato che mi è morto quello di appoggio che avevo. Tu consigli di riprendere un monitor non calibrato (ma avere così sempre due monitor diversi affiancati), prenderne uno identico (anche se a questo punto prenderei la versione da 27 pollici) all’ASUS che già possiedo così da avere una visione omogenea oppure prenderne un’altro? Nell’ultimo caso quale consiglieresti con un budet di 5/600 €?

    Scusa se ti ho tediato con le domande, ma davvero a volte mi cadono le braccia tanto che spesso lavoro in sRGB così da non aver ‘problemi’ con i clienti perdendomi sfumature e dettagli di cui potrei godere almeno io.

    PS: scatto sempre e solo in RAW

    1. Ciao Marco, la domanda che fai è interessante e ha una risposta non univoca. Per inquadrare il problema, si potrebbe ridurla a questa: ha senso lavorare ad alta qualità quando la visualizzazione nella maggior parte dei casi è di bassa qualità? Io ho pochi dubbi, personalmente, e rispondo di sì.
      Un esempio calzante: negli studi di registrazione, dove si spendono decine di migliaia di Euro per avere delle stanze che suonino in un certo modo e dei sistemi di ascolto lineari, si sente “tutto”. Il mix di un brano, però, viene spesso ascoltato su un altoparlante da radiolina per essere sicuri che anche nelle situazioni più difficili si senta ciò che è importante sentire. Direi che in questo caso vale lo stesso: puoi seguire il tuo flusso di lavoro e poi verificare che in condizioni medie, qualsiasi cosa questo voglia dire, il risultato sia accettabile.
      Il fotografo, o comunque chi post-produce, non può farsi carico della variabilità dei sistemi che vengono utilizzati per visualizzare le immagini a casa. Anche perché il famoso “sRGB” è sì in qualche modo un minimo denominatore comune, ma è comunque opinabile che sia uno standard: questo perché ognuno regola il monitor a modo suo, il punto di bianco è ampiamente aleatorio e via dicendo.
      Il problema si può rovesciare: lavorando su un monitor di bassa qualità si potrebbe risolvere il problema? Direi di no, perché prima o poi il lavoro verrà visto su un monitor di fascia alta, rivelando tutte le cose che tu, in fase di produzione, non sei riuscito a vedere.
      Penso che la cosa più ovvia sia questa: segui il flusso di lavoro che ti soddisfa di più, e tieni presente che il gamut che poi osserverai sarà ridotto. Da questo punto di vista, considerando che certi sistemi non si preoccupano minimamente di gestire il colore, consegnare al cliente un file sRGB anche quando il tuo è Adobe RGB (ovvero, convertire e farne una copia) ha molto senso. A meno di richieste di altro genere, in assenza di informazioni, io consegno soltanto sRGB. Non è il massimo, ma qualsiasi altra scelta causa in media più lamentele ancora.
      Per il secondo monitor: se lo usi solo per gestire i pannelli di Photoshop io volerei assai basso. Qualsiasi “chiodo” va bene. Se invece vuoi valutarci delle immagini la storia cambia, e cercherei di avere un monitor uguale a quello che già possiedi, o comunque compatibile. La prima soluzione potrebbe anche darti un riferimento “medio” di visualizzazione, però: se metti un pannello da guerriglia urbana e apri le fotografie lì, avrai una vaga idea di ciò che l’utente finale vedrà.

      Un saluto!
      MO

      1. Grazie mille per la tua risposta, come sempre chiara e facilmente comprensibile da chiunque.
        Ora valuterò cosa fare, credo che a questo punto affiancherò il medesimo monitor che già possiedo in modo da avere un lavoro il pressochè più omogeneo possibile e poi userò il mio notebook non tarato per rivederle e applicare le ultime correzioni (così da avere come da tuo consiglio file sviluppati in AdobeRGB e gamut ampio e file sRGB e gamut ‘standard’).
        Attendo con ansia un tuo nuovo corso in zona Milano per venire a conoscerti di persona e ‘rubarti’ qualche segreto.

        Grazie ancora,
        maRCO

        PS: ho notato un errore nel mio primo post: il mio ASUS è il PA249Q e non 248, tanto che il primo è gamut ampio e il secondo no. Proprio per questo stavo valutando di risparmiare un centinaio di euro e prendere il 248 così da avere monitor simili ma con due profondità bit diverse.

  12. Ciao Marco, e complimenti per i tuoi articoli, mi capita spesso di leggerli e con molto piacere…
    Pur conoscendo abbastanza bene il mondo fotografico, mi son ritrovato in questi giorni un piccolo affare che mi ha mandato un po in crisi ( che poi non è nulla di preoccupante…). Ho acquistato un nuovo computer, assemblato due mesi fa e venduto per chiusura attività, anche qui non capisco come si faccia ad investire fior fior di cifre per poi chiudere dopo pochi mesi, comunque nel pacchetto mi e stato dato un bellissimo monitor 34 pollici LG che visto il prezzo del non ho neanche controllato.
    Ho scoperto solo dopo che il monitor in questione che il monitor ha un pannello ISP, un ottima definizione QHD e una copertura superiore del 99% ma sRGB. La domanda che ti butto li è semplice ma io non so rispondermi…
    Avrebbe senso dar più importanza a dimensione e definizione, partendo comunque anche dal fatto che il monitor è un 10 bit perciò anche se sRGB, in teoria di colori ne ho parecchi?
    in rete ho letto pareri discordanti e molte volte confusionali o almeno hanno contribuito alla mia di confusione…!!
    Attualmente sto utilizzando un Eizo CG242W comprato nel 2009, che tutto sommato va ancora alla grande…

    Mah… Che si fà…??

    Ciao e complimenti per i tuoi articoli…

    1. Direi che dipende molto da ciò che si fa e anche in parte dal gusto personale. Io, ad esempio, non amo i monitor troppo grandi (oltre i 27″) né i pixel troppo piccoli (ad esempio, Retina). La bontà di un monitor non è misurata soltanto dal numero di pixel e dall’estensione del suo spazio colore, ma anche da quanto è uniforme, stabile, etc. Quindi, se sei soddisfatto del tuo monitor e dei risultati che ottieni, direi che non ti devi preoccupare. Tieni anche presente che 10 bit in sRGB ti danno un numero teorico di colori elevatissimo, ma che il tuo occhio non vede tutti quei colori. Io personalmente suggerisco di utilizzare 10 bit soprattutto a chi fa grafica, non tanto ai fotografi: la differenza su un gradiente si vede; la differenza su una foto, nella mia esperienza, no. Questo è un tema annoso e dibattuto: per “differenza” io intendo un risultato ripetibile su un test cosiddetto “doppio cieco”, non un’osservazione probabilmente viziata da un effetto placebo, dove chi osserva è influenzato dall’idea che sa di stare osservando qualcosa che sulla carta è migliore, e lo vede di fatto migliore. Quindi… vedi sopra: se sei soddisfatto, non cambiare. It’s very simple :).

      A presto!
      MO

  13. Ciao Marco
    Sono un fotografo amatoriale. Ho letto con piacere questo tuo articolo, perché in questi giorni sto valutando l’acquisto di un nuovo monitor e anch’io, come molti altri, sto cercando di capire qualcosa di più sulla questione dei colori. Fino ad ora, utilizzando un display SRGB ho sempre scattato in RAW e convertito in SRGB per comodità (scambio con amici, stampa di fotolibri, visualizzazione, ecc.). Se facessi il passaggio ad un monitor wide gamut avrei comunque dei vantaggi a lavorare in Adobe RGB con il flusso attuale a 8 bit del pc? La mia paura è che il solito numero di colori (16.7 mln), spalmato su uno spazio superiore, mi crei qualche problema per la mancanza dei toni “intermedi”, che poi possa influenzare anche la conversione finale in SRGB. Diversamente lavorando in SRGB non avrei una migliore percezione del risultato finale? Scusami se ho scritto delle cose non esatte.
    Inoltre, se la destinazione finale è quasi sempre un SRGB, mi chiedo se non sia sufficiente allora un bel monitor SRGB non wide gamut. In effetti la stessa Eizo ha a catalogo il CS230, già un buon display Coloredge per uso fotografico, ma non wg.
    Ti ringrazio anticipatamente per la tua disponibilità.
    Roberto

    1. Roberto, non è un problema in generale, e se lo è i vantaggi sono molto maggiori degli svantaggi possibili. I fenomeni di posterizzazione a 8 bit sono abbastanza comuni se lavori in spazi colore molto ampi, come ad esempio ProPhoto RGB; Adobe RGB non dà problemi, di per sé. Attenzione: ci sono alcune regolazioni che in certe aree cromatiche non lavorano bene. Ad esempio, alcune volte ho riscontrato che Tonalità/saturazione tende a posterizzare su certe tonalità blu scure: ma lo fa sia a 8 che a 16 bit, e quindi non è un problema di formato ma della regolazione in sé. Inoltre considera che la fotografia, a differenza della grafica realizzata artificialmente, ha sempre del rumore che è il nemico numero uno della posterizzazione: un gradiente in un’immagine fotografica non è mai uguale a un gradiente lineare o circolare che puoi realizzare in Photoshop – è sempre affetto da rumore. Questo, fino a che la manipolazione non diventa veramente estrema, è l’antidoto migliore. Quindi puoi sempre trarre vantaggio dal fatto di poter visualizzare uno spazio colore più esteso sul tuo monitor.

      A presto!
      MO

      1. Ciao Marco
        Ti ringrazio molto per risposta. Mi hai chiarito qualche dubbio e mi hai sicuramente indirizzato verso un monitor wide gamut.
        La mia paura era anche che la possibilità di elaborare un file a 10 bit (naturalmente con una nuova scheda grafica) fosse addirittura controproducente a fronte di una stampa finale a 8 bit (jpg) e che fosse necessario un sistema di stampa più evoluto.
        Continuo a seguire i tuoi interessantissimi articoli.
        Roberto

  14. Ciao,
    ho letto con grande interesse il tuo articolo.
    A livello teorico credo di avere tutto chiaro, tuttavia ho un problema che non riesco a capire.
    Ho un monitor Eizo wide gamut, e sviluppo in camera raw e photoshop su windows 10.
    Il monitor è stato calibrato con la sonda spider 2. La calibrazione ha prodotto un file .icm, il quale è stato impostato dal programma di calibrazione come profilo di default associato al dispositivo (Impostazioni schermo -> Impostazioni schermo avanzate -> gestione colori -> profili associati al dispositivo). Fin qui tutto torna.
    Scatto sempre in raw. Sviluppo il file raw con camera raw, assegnando come spazio colore dell’immagine finale sRGB, salvando in jpeg. Apro la mia immagine con Photoshop (utilizzando sRGB come profilo colore assegnato nel pannello Edit->color settings…), faccio ulteriori elaborazioni. Salvo l’immagine finale specificando di inglobare lo spazio colore sRGB nel jpeg finale.
    Apro l’immagine finale con photoshop ed è tutto ok.
    A questo punto apro l’immagine con l’applicazione Photo (l’applicazione predefinita di windows) e noto che i colori sono molto più saturi rispetto a quanto visualizzato in photoshop. (sullo stesso monitor ovviamente),
    Torno nella gestione colori di windows, assegno al monitor Eizo il profilo sRGB anzichè quello generato dal programma di calibrazione. A questo punto gli stessi colori eccessivamente saturi li visualizzo anche all’interno di photoshop.

    Nell’esempio in questione ho utilizzato sRGB, ma effettuando l’intero iter di post-produzione utilizzando Adobe RGB come spazio colore per i jpeg finali il risultato non cambia, ottengo colori corretti se guardo l’immagine in photoshop, troppo saturi se guardo la foto su windows photo.

    Ho stampato le immagini presso un laboratorio e i colori sono praticamente identici ai colori visualizzati con il profilo impostato dal programma di calibrazione della sonda.
    Il workflow di post-produzione che sto seguendo contiene forse qualche errore, oppure l’applicazione photo di windows è totalmente inaffidabile?

    Vorrei capire a cosa è dovuta tutta questa differenza di colore tra il profilo impostato dalla sonda e lo standard sRGB impostabile manualmente in gestione colori.

    Altra cosa che non capisco: ho visualizzato la stessa foto su un portatile windows 10, con il profilo srgb impostato nella gestione colori. I colori non sono perfetti ma nemmeno troppo saturi come invece accade, con le medesime impostazioni, sul monitor wide gamut.

    L’idea che mi sono fatto è quella che i colori corretti siano quelli visualizzati quando il profilo impostato è quello generato dalla calibrazione. Volevo averne conferma.
    Grazie in anticipo

    Gheorghi

    1. Ciao Gheorghi, per una volta la risposta è molto semplice: il visualizzatore di Windows, com’è noto, non gestisce il colore ed è inaffidabile. In pratica, quando apri un’immagine le viene assegnato il profilo colore del monitor. Per questo, ad esempio, un’immagine sRGB appare più satura quando la vedi su un monitor ad ampio gamut. Apparirebbe, paradossalmente, più corretta su un monitor caratterizzato da uno spazio colore ristretto, che si avvicina di più a sRGB.
      Il mio tutorial sul visualizzatore di Windows è di ben due parole: non usarlo.
      Fa fede Photoshop, naturalmente con il sistema impostato correttamente (profilo del monitor a posto, etc.)

      Un saluto!
      MO

  15. Buongiorno Massimo, faccio foto a livello amatoriale con una nikon d750. ovviamente lavoro sempre in modalità A o S, impostandomi io la sensiblità ISO, e per foto in notturna su cavalletto in M. ho scoperto le enormi potenzialità di correzione con Lightroom, infatti ovviamente ora scatto solo in nef. ho un monitor Asus pa248q, che trovavo ottimo come definizione fino a quando ho comprato a fine 2015 un MacBook Pro 15″, ora preferisco infatti elaborare le foto solo sul Mac, con monitor da 15″ Retina, tra l’altro più veloce nelle correzioni con i suoi 16 Gb di RAM. ma se guardo le stesse foto sull’Asus sotto windows le vedo molto meno contrastate. sto pesando di concedermi un Eizo cs2730, che non è un 4k, ma ha una definizione pari al monitor del Mac. voglio ora capire se collegato al Mac può offrirmi al 99% tutta la gamma colori di AbobeRGB. e buona luce. Carlo

    1. Carlo,
      la differenza di visualizzazione dipende da diversi fattori: la qualità del monitor, la tecnologia costruttiva, le impostazioni di calibrazione e via dicendo. Non è sempre possibile ottenere la stessa visualizzazione (leggasi: “visualizzazione ragionevolmente compatibile”) da due monitor molto diversi.
      Personalmente non sono un grande fan dei monitor ad altissima risoluzione, da 4K in su, per l’editing fotografico, ma certamente ce ne sono di ottimi. I monitor ad ampio gamut coprono di norma qualcosa di molto vicino al 99% di Adobe RGB: soltanto una piccola fetta dei verdi più intensi non può essere riprodotta, e questo è poco rilevante in generale perché di norma quei colori non sono presenti nelle fotografie proprio per la loro saturazione smisurata. Questi monitor in realtà possono essere addirittura più ampi di Adobe RGB in altre aree cromatiche, e questo vale certamente per le serie CS e CG di Eizo. Quindi la risposta è sì, pilotato opportunamente quel monitor può coprire Adobe RGB quasi completamente – ed eccederlo, in determinati colori.

      A presto,
      MO

      1. Grazie Massimo, a proposito dell’Asus, qualche anno fa, preso collegato al desktop in VGA, definizione e colori ottimali…. tutto in automatico, poi un giorno ho deciso di provare a farci una calibrazione con un ColorMunki, che avevo utilizzato per il monitor di bassa gamma che avevo prima. per carità…. dominanti blu da far paura… allora ho disinstallato tutto software compreso e ricalibrato il monitor con il sofware dedicato sotto windows…. resa buona… ma da quando ho il mac preferisco vedere le fotoe farci Post produzione con questo anzichè che sotto windows. quello che sto cercando di capire è se la scheda grafica del MacBook Pro 15″ mod. 2015 può gestirmi l’Eizo 2730 con tutta la gamma AdobeRGB. Carlo

        1. Non vedo problemi, io lo faccio regolarmente. Non ho trovato una scheda delle compatibilità del monitor con le varie schede grafiche, comunque qui c’è un link alle caratteristiche e specifiche tecniche.

          Un caro saluto,
          MO

          (P.S.: mi chiamo – Marco 🙂 )

          1. Grazie Marco, l’Eizo CS2730 gestisce la modalità colori a 8 bit (16,7 milioni di colori) e 10 bit (un miliardo di colori) su ingresso DVI o Hdmi. quello che sto crcando di capire è se la scheda grafica del Mac lo permette…. dal sito della Apple e quello della Eizo sembrerebbe di si….
            P.S. se lo mettessi sul desktop windows ho già capito che come minimo dovrei aumentare la RAM… quindi cambio scheda madre… video…
            Carlo

  16. Ciao a tutti, e grazie al Sig. Marco Olivotto per questo interessante articolo, da quello che ho capito la questione profilo colore AdobeRGB o sRGB dovrebbe avere rilevanza solo in fase di stampa, ma basta convertire il profilo colore con photoshop, cosi’ che non avvengano variazioni cromatiche in fase di stampa, cioè, se io salvo una foto in AdobeRGB ma il mio stampatore di fiducia stampa solo in RGB allora o converto da adobe a rgb o la foto stampata sara’ differente.
    Ora proprio stamattina navigando nel sito 500px , in cui è possibile anche mettere in vendita le proprio foto ho visto alla voce “requirements” che i file “must be in RGB” … adesso perdonatemi la domanda forse stupida, ma quando è indicato solo RGB, senza essere preceduto nè da Adobe nè da “s” , quale dei due profili si intende ?

    1. Manlio, c’è un po’ di confusione di termini, come spesso accade.
      Partiamo da “RGB”, senza ulteriori specificazioni. In senso stretto, non è uno spazio colore, né un profilo ICC (che è un file che descrive uno spazio colore): RGB è un metodo colore (“color model” in inglese). Questo modello afferma che con tre illuminanti di colore rispettivamente rosso, verde e blu si possono formare mescolanze che generano tutti gli altri colori. Però il modello non specifica nulla su “quale rosso”, verde e blu si debbano usare. Nel momento in cui lo decidiamo (in termini tecnici, definiamo la cromaticità dei primari), assieme a pochi altri parametri, creiamo uno specifico spazio colore: ad esempio sRGB oppure Adobe RGB. Che non sono gli unici – ce ne sono molti altri.
      Quindi “RGB” a priori non dice molto, se non che lavoriamo con una certa logica in testa. Ma da lì, stop.
      La scelta tra uno spazio e un altro non riguarda solo la stampa ma in generale la “tavolozza cromatica” che vogliamo avere a disposizione. In sRGB, ad esempio, certi colori che sono presenti in Adobe RGB non si trovano. Adobe RGB, invece, contiene tutti i colori di sRGB, e molti altri.
      Per quanto riguarda 500px, si possono dare due interpretazioni dell’affermazione:
      1. Le foto devono essere in uno dei tanti RGB in uso, ma non in altri metodi colore (ad esempio, CMYK o Lab).
      2. (Questa è più probabile) Il sito chiama “RGB” quello che di fatto è sRGB. Questo spazio colore è così diffuso che è diventato lo standard di fatto sul Web. È piccolo e limitato, ma funzionale per molti versi. È un po’ il denominatore comune a cui tutto si riduce, l’asticella più bassa da superare. Questo potrebbe cambiare nel futuro, ma non credo che accadrà molto in questo senso, per diversi anni.

      Un saluto, a presto!
      MO

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