Roadmap #20 – Milano, Photoshow 2013

Rientrato a casa dopo cinque giorni, leggo molte opinioni sulla fiera appena trascorsa. Ho la sensazione che aggiungere la mia sarebbe piuttosto irrilevante, anche perché vivere le cose dall’interno apre comunque prospettive diverse che viverle da visitatori esterni. Per questo preferirei, in questa Roadmap pressoché obbligatoria, raccontare la mia esperienza da un’angolazione diversa, che non sia quella della divisione tra “pro” e “consumer” e che non punti necessariamente alla lista di realtà (anche importanti) che hanno deciso di non presenziare.

Vorrei piuttosto raccontare la prospettiva nascosta di quella che chiamerei “la squadra”. In realtà le squadre sono due: quella principale in cui giochi la tua partita e quella formata dalle persone che conosci nelle altre squadre. La prima, per me, è la stessa formazione di Roma 2012: Teacher-in-a-Box, naturalmente – Ana Paula Tamburini, Annalisa Righetti, Marco Diodato e io. Perché “squadra”? Perché sarebbe impossibile, credo, uscire sani di mente da una fiera senza una qualche forma di unione, di scopo comune, in cui ognuno svolge il suo ruolo sotto una regia benevola ma precisa. A volte ci si scambia poche parole – “come sta andando?”, “sei pronto?”, “ma quanti erano a questo giro?”. Si creano alcuni riti un po’ sciocchi ma essenziali: quello di quest’anno era il gesto di MD che, mentre verificavo per l’ultima volta di avere tutte le cose a posto sul PC per il seminario imminente, si avvicinava con la mano tesa a formare un numero con le dita per avvertirmi di quanto tempo avevo. Ogni tanto ci metteva la voce: “tre, MO!” – “grazie!”. Ovvero, “hai tre minuti e poi vai.” Che grande coach, l’intramontabile MD. Devo essere onesto: c’è un che di commovente nell’avere un collega di grande statura come lui, eccellente didatta, che probabilmente in certi momenti avrebbe voluto smettere di descrivere videocorsi e prendere il mio posto per mettere a posto qualche immagine, tanto per divertirsi un po’; ma che invece ti supporta continuamente e lealmente senza farti percepire alcun peso, anzi togliendotene un bel po’. Non è solo una questione di ruoli: lo scrivo semplicemente perché credo di dover esprimere pubblicamente la mia gratitudine; a lui, ma anche ad Ana Paula e ad Annalisa, perché non c’è stata una sola volta in cui mi abbiano chiesto di andare in una direzione piuttosto che in un’altra: mi hanno lasciato completa libertà nella scelta degli argomenti, fidandosi di quello che avrei detto e mettendo talvolta da parte le peraltro giuste logiche commerciali che vorrebbero magari i seminari ritagliati esattamente sulla falsa riga dei videocorsi che si spera di vendere. Insomma – un rapporto reciproco di fiducia che oggi è davvero raro trovare. Lavorare con dei professionisti seri è sempre un colpo di fortuna formidabile; farlo con degli amici leali è impagabile.

La seconda squadra, più grande, è quella dei colleghi che conosci bene, e anche lì si respirano rispetto e professionalità. Penso ai ragazz(acc)i di Wacom/XRite, Francesco Marzoli, Paolo Baccolo, Lorenzo Colloreta, GAntico; ad Alessandro Bernardi e Matteo Discardi ad Ascophoto; a Elisa Targher di Canon; a Giuseppe Maio di Nikon; a tutto lo staff di reflex.it, in particolare Claudia Rocchini; Corrado Cabras e i suoi di Photofuture; Roberto Tomesani di Tau Visual – e probabilmente sto dimenticando qualcuno. Il loro ruolo è essenziale, come credo il nostro lo sia per loro: per i cinque minuti di chiacchiere in relax, o per la battuta anche tagliente che ti fa scoppiare a ridere quando sei mortalmente stanco, o per il momento di totale delirio quando si va all’arrembaggio di qualche stand cercando di conquistare l’accesso al monitor principale per scopi non esattamente canonici per la fiera (sto pensando a uno specifico video uscito dalle mani e dalla testa di un noto teacher di TIAB, e chi lo ha visto sa di cosa sto parlando, ahem.) La fiera si sarebbe fatta comunque, ma sarebbe stata diversa senza di loro. Grazie a tutti anche voi, ragazzi: entrare nella bolla di cemento alle 9 di mattina per uscirne dieci ore dopo, per quattro giorni di fila, sarebbe stato molto più triste se non ci foste stati. Niente cena finale come a Roma, quest’anno, ma ci rifaremo.

E poi, il pubblico: diviso a sua volta in due classi – quella delle persone che conosci e quella delle persone che incontri per la prima volta. Quest’anno è stato un vero e proprio bagno di folla, e la cosa più bella forse è stata vedere il gruppo cresciuto all’interno del gruppo CCC su facebook girare e pranzare insieme domenica. Con una menzione particolare per Sergio Olivieri, che ha affrontato un viaggio lungo e non agevole per restare con noi solo qualche ora. Sono stato davvero contento di poterlo presentare pubblicamente come “la segretaria” del gruppo: lavoro noioso e mai retribuito se non con un grazie, che almeno questa volta è stato riconosciuto con un applauso.

Gli incontri della prima volta, invece, avvengono in coda ai seminari: sono persone che vengono, chiedono dettagli o approfondimenti, o semplicemente che si rispieghi qualcosa che è sfuggito per questo o quel motivo. Ed è molto bello vedere quell’interesse, e dimenticare che il pranzo se ne sta andando perché il tempo è sempre così poco.

Più che una fiera, per quanto mi riguarda, il Photoshow è stato un luogo d’incontro, o di re-incontro in molti casi; e, naturalmente, di scambio. Soprattutto perché accade con regolare cadenza che qualcuno ti presenti qualcun altro pensando che possa esserci un interesse comune tra ciò che fai tu e ciò che fa lui, e questo la dice lunga sull’apertura mentale, che fortunatamente in Italia non è ancora scomparsa del tutto, anche se in media non gode di buonissima salute a causa dei vari orticelli protetti ad oltranza. Mi resta la sequenza di passi, metropolitane, taxi, passaggi in macchina, rientri in hotel, il cocktail in un bar tranquillo con MD prima di separarci fino alla mattina dopo, il giro ai Navigli sotto la pioggia, le battute sparate su facebook tanto per passare il tempo, i consigli preziosi di chi ne sa più di te e spesso ti cava da situazioni curiose o imbarazzanti, il saluto cordiale di chi ha apprezzato ciò che cerchi di fare, gli scherzi degli ex-allievi, i commenti che ti fanno capire che forse la tua direzione non è del tutto sbagliata. Un grande viaggio, che nella mia testa ancora non è finito e che mi ha portato mille idee che spero di realizzare, prima o poi, e delle quali vorrei parlare presto, tempo permettendo. Grazie a tutti, davvero; a volte non serve avere troppa paura di ciò che si sogna – basta crederci un  po’ e le cose funzionano. Quasi da sole.

11 pensieri su “Roadmap #20 – Milano, Photoshow 2013”

  1. Siete due grandi Marchi…….
    Ovviamente non di pasta o altro….
    Personalmete mi ha fatto molto piacere incontrarvi e constatare come la formula: qui si impara, qui si parla di cose serie, abbia funzionato ,forse più della formula: shooting con la compatta e la modella(che nn descrivo per evitare problemi fisici e mentali a me e a chi legge)
    Insomma grazie a MD e MO…perchè siete fantastici…..

  2. 🙂 … grazie! i miei amici mi prenderanno in giro per anni per l’accoglienza! ma grazie.
    grazie anche se mi è impossibile guardare un paesaggio e non pensare :
    caspita con MMM sai che botta di verdi e di gialli e di rossi e di e di e di …
    credo che con ccc il mio mondo sia diventato più bello!

    1. Odino, mi devi perdonare ma per me resterai sempre “quello che è venuto in viaggio di nozze al Photoshow” nel 2012. Impagabile ed eterno, come status. 🙂
      A presto!

  3. Altro che euro, noi vogliamo tornare al marco, anzi ai marchi!
    Il TiaB è stato lo stand che ho apprezzato di più assieme ad Ascofoto. Alla fine le novità hw restano legate al momento, ma la ‘ conoscenza ‘ è quel valore che resta e cresce.
    Grazie di tutto
    Fabio aka sabbiavincent

    1. Grazie Fabio per il commento positivo su Ascofoto dove io e Matteo Discardi condividevamo lo spazio dedicato ai seminari.
      Il tuo commento è un segno inequivocabile che i tempi sono cambiati rispetto anche solo a un anno fa, e manco a farlo apposta arriva proprio mentre ne stavamo parlando io e Marco per scambiarci delle impressioni a caldo sul Photoshow 2013.
      Un invito a riflettere seriamente su cosa proporre didatticamente in una fiera di (presunta) fotografia…

      Grazie ancora,
      Alessandro

  4. Mi ha colpito il fatto che, come dici tu, i seminari non riflettono mai esattamente il contenuto di uno specifico videocorso, ma ne attraversino vari a volte oltrepassandoli. Questo secondo me ,pur andando magari contro ad alcune logiche commerciali, porta alla lunga ad un successo anche commerciale ancora maggiore perché dimostra che dietro c’è una filosofia che non può esser racchiusa in un unico videocorso vista la vastità. Pertanto pian piano chi é interessato fa uno più uno…

    1. C’è anche un altro motivo, molto banale: come sai vengo dal mondo della musica, e una delle cose che detestavo (e detesto) di più è la ripetizione fine a se stessa. Non ho mai capito perché una canzone debba avere due o cinque ritornelli identici: si può modificare una cosa minuscola, in maniera che quella parte rimanga se stessa ma infondendole nuova linfa a ogni ripetizione. Questa è una mia personale deviazione, probabilmente: ed è lo stesso pensiero che faccio ogni volta che devo spiegare qualcosa. Insomma: il concerto dal vivo identico all’album alla lunga stufa, credo – sia chi suona, sia il pubblico.
      Spesso mentre faccio un immagine mi viene in mente qualcosa che non avevo mai pensato prima, anche se la sto rifacendo per la decima volta, e prendo quella direzione. A volte funziona, a volte no, ma è sempre interessante – anche perché, come insisto a ripetere, l’errore è una parte integrante del flusso di lavoro della correzione colore, perché serve per capire che si è scelta la strada sbagliata. Dunque, mi prendo qualche libertà e qualche rischio conseguente; e mi piace correre dei rischi, anche se calcolati, perché in quel momento sono molto più libero che se ripetessi un copione cristallizzato. Non so mai esattamente quali immagini farò e in che ordine; alcune sono prestabilite, altre no. Anche perché non voglio assolutamente dare l’impressione che gli esempi che faccio funzonino *solo* su quelle immagini: una tecnica deve funzionare sempre, con gli opportuni adattamenti, altrimenti non è una tecnica ma un semplice francobollo nell’album.

  5. Sono un po’ in ritardo perchè ho dovuto metabolizzare un po’ la cosa ma, anche fuori dal contesto del gruppo, quella domenica si sentiva la stessa aria di famiglia che si sente ogni singolo giorno nel gruppo. Non so chi sarei se non fossi sbattuto prima sul sito e poi sul gruppo, di certo vedrei il mondo con altri occhi, fatto di altri colori. Non mi dilungo ancora perchè sai bene che non sono bravo a esprimere a parole quello che penso e che sento dentro solo una cosa, grazie di tutto a te ma anche alle 749 teste che popolano la famiglia felice quale è il gruppo CCC. Grazie di cuore

    1. Grazie Sergio – anche per tutto il lavoro di gestione che hai fatto per il gruppo CCC su facebook!

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