Una questione di stile

Sorpresa: pensavo che il primo articolo di settembre sarebbe stato una Roadmap da Bolzano, dove sto insegnando nel contesto della sesta edizione di The Woman In Tech (TWIT) organizzato da Red Oddity, e invece…

Questo post si intitola “una questione di stile” ma non ha a che fare con gli stili di livello in Photoshop. Ha a che fare, semmai, con il livello – in un altro senso – di certe operazioni. E sì, per una volta sono piuttosto deluso. Non rabbiosamente, ma fermamente seccato. Vorrei spiegare, molto serenamente.

Mentre stavo riponendo il mio portatile alla fine della lezione di ieri, una delle ragazze che partecipa al corso TWIT mi ha chiesto se fossi al corrente del fatto che i miei materiali erano disponibili “su un sito Canon”. No, non lo ero. Quale sito? Mi viene girato il link alla pagina e mi accorgo che non si tratta di un sito Canon in senso stretto, ma del CCI, ovvero il Canon Club Italia. Vecchia conoscenza: sono in ottimi rapporti con Domenico Addotta, che del forum è proprietario e gestore, ho partecipato assieme a Marco Diodato al Meeting Nazionale CCI a Roseto degli Abruzzi nel 2011 insegnando gratuitamente per due giorni ai presenti, e sono assieme a lui uno dei responsabili di una delle tante sezioni del forum, anche se il mio contributo è oggettivamente scarso per ragioni di tempo. Ho sempre avuto un ottimo rapporto con tutti e non ho alcun motivo di criticare il forum in quanto tale. Anche perché in una realtà con un numero di iscritti immenso come quella del CCI è impossibile controllare la natura e la fonte di ciò che viene messo online.

Nessuna critica a CCI, quindi. Critico però l’atteggiamento dell’utente che ha pubblicato questo post, rigorosamente pubblico. Lo scopo è quello di spiegare a chi non lo conosca il metodo Lab. E, devo dire, a parte una serie di scivoloni e un po’ di evidente confusione in certi punti, il post funziona non alla perfezione, ma meglio di altre cose pietose che ho avuto modo di trovare sul web.

Quello che non funziona è che vengono presi di peso i materiali tratti dai miei corsi e dai miei workshop e riproposti implicitamente come se fossero dell’autore. Attenzione, si tratta di un atteggiamento sottile: non ho mai trovato l’affermazione che i materiali siano suoi; ma non ho neppure mai trovato riconosciuto il fatto che siano miei. Non una citazione, non un rimando, non una sigla riconducibile a me. Niente. E, naturalmente, nessuna richiesta di utilizzo – ci mancherebbe.

Ora, questo mi mette molto a disagio. Vedere le mie slides, comprese alcune foto di mia proprietà oppure delle quali ho l’utilizzo, associate a una spiegazione in cui il canale a viene definito una volta “asse verde-rosso”  e poche righe più sotto “magenta-verde”, mi fa un po’ sorridere e un po’ scuotere la testa. O si scrivono cose chiare e giuste o non si scrivono, a mio parere. Non si può prendere un pezzo qua e un pezzo là e costruire puzzle acritici che fanno acqua da diverse parti. Vedere il classico disegno denominato “Lab Schematics” il cui copyright risiede palesemente presso l’editore statunitense dei libri di Dan Margulis, mi fa un po’ specie (l’ho utilizzato anch’io, ma ho l’autorizzazione per farlo). Mi fa restare a bocca aperta, sinceramente, vedere la casetta giocattolo che avevo fotografato perché era un ottimo modo per spiegare come si combinano i canali a e b quando devono produrre colori che non rientrano nella gamma dei primari puri di Lab. E mi cadono definitivamente le braccia quando trovo gli esempi che da anni ormai utilizzo per spiegare i colori noti, ivi comprese alcune sezioni di foto di persone, tra le quali quella di un minore che ha la caratteristica non secondaria di essere mio figlio. Nessun problema, me la metto via e non farò l’Alonso Chisciano della situazione perché ne ho già abbastanza dei miei deserti in cui girare, senza entrare pure a visitare quelli altrui – ma in silenzio non resto.

Le foto? Non è abbastanza. Pure il testo delle mie slides, opportunamente privato della scritta con la quale segnalo, sacrosantamente, il copyright di ciò che scrivo. E una cosa che fa sorridere: è stato pure lasciato un piccolo errore. Non proprio un errore, ma un discutibile valore numerico di prescrizione che ho poi rettificato e che comunque commentavo sempre definendolo “valore da prendere con le pinze”. Messo così, sembra un assoluto.

Ora vorrei raccontare un episodio. Alla vigilia di Grafitalia 2013, dove ho tenuto undici seminari diversi in cinque giorni, avevo intenzione di presentare tra le altre cose i vari metodi di binding per la prestampa: argomento specialistico, pieno di insidie e destinato a un pubblico esperto in certe questioni. Quando ho iniziato a raccogliere le idee per le slides mi sono reso conto che la migliore presentazione in circolazione, dal punto di vista concettuale e metodologico, era di Mauro Boscarol. Gli ho scritto chiedendogli se potevo ispirarmi al suo indice, ovvero ricalcare la sua idea, perché non riuscivo in buona sostanza ad avere un’idea alternativa migliore. In pochi minuti mi ha risposto “puoi prendere tutto quello che vuoi”. E io, semplicemente, ho costruito le mie slides sulla falsariga delle sue, senza peraltro copiare e incollare nulla e modificando alcuni punti di vista. Ma la spina dorsale del discorso non era mia, era sua. E l’ho citato e ringraziato pubblicamente davanti a un pubblico piuttosto corposo, quando ho parlato.

Io questo lo chiamo rispetto, stile e professionalità. Da parte mia, e anche da parte di un collega che, ironia della sorte, sa benissimo che parliamo di argomenti simili da punti di vista diversi e siamo spesso ironicamente in disaccordo quasi su tutto l’approccio. Io e Mauro potremmo discutere per ore senza metterci d’accordo su alcuni aspetti della nostra materia. Ma ci rispettiamo professionalmente. La sua occasionale battuta e la mia pronta replica non toccano il rispetto – appropriarsi dei materiali altrui invece sì.

Non mi sembra che chi ha stilato il post a cui mi riferisco sia stato altrettanto corretto. Non mi ha contattato, e ha fatto male: perché se lo avesse fatto gli avrei semplicemente esteso immediatamente una liberatoria scritta, gratuita, di utilizzo in cambio della semplice menzione della fonte. Perché l’equazione è ovvia: se qualcuno copia e incolla il prodotto del mio intelletto, si vede che proprio schifo quel prodotto non fa. E se non cita che è mio, facendo intendere che potrebbe essere suo, senza affermarlo, spera di farsi bello con il lavoro altrui. I copia e incolla dalle mie dispense sono almeno sette, usati più volte. Immediatamente dopo uno di questi c’è un inserto non mio in cui sono riportati dei dati così clamorosamente e imbarazzantemente sbagliati che ho riso. Nel pianto, ma ho riso.

Io credo che questo svilisca il mio lavoro. Io so di avere passato decine di ore a preparare slides (che raffino e modifico in minima parte quasi a ogni workshop) per il semplice desiderio di offrire ai miei utenti un prodotto di qualità e una comunicazione chiara. Qui tutto mi sembra invece chiaro come il fango, tranne l’evidenza di quello che considero un furto – ancorché immateriale.

Ci sono rimasto più male di così soltanto quando, qualche anno fa, qualcuno prese una foto scattata da me, in un contesto di amicizia (ricordo che non sono un fotografo) e la mise in testa al suo portfolio con una bella dichiarazione che iniziava con il simbolo ©, l’anno (sbagliato) e il suo nome. Tirai un tuono tale che la foto sparì dopo poche ore, ma non ebbi una sola parola di scuse da questa persona. Il che, credo, dimostra molte cose.

Temo che non ce ne saranno neppure stavolta. Anzi, verrò attaccato perché sono snob, perché il web funziona così, perché lotto con i mulini a vento, perché questo e perché quello. Affrettatevi sul link, se vi incuriosisce: probabilmente sparirà a breve. E qualcuno forse sosterrà che non è mai esistito, come già si è visto in passato in contesti ben diversi da quello del CCI. Ah, l’impermanenza.

E se sparirà sarà paradossalmente un peccato, da un lato, perché una risorsa è una risorsa; e un bene, dall’altro, perché quella risorsa è compilativa, sfrutta pezzi di cose presi di qua e di là, e in ultima analisi contiene almeno due o tre errori che possono pesantemente influenzare la comprensione della materia. Alle mie studentesse del TWIT, domattina, non la consiglierei di certo. Quindi, alla fine, sarà una perdita – ma molto relativa.

E adesso, torno al lavoro. Nei prossimi giorni, intendo. Le mie slides rimangono in perpetua lavorazione, e domani saranno marginalmente migliori di oggi. Sono a disposizione di chiunque le voglia utilizzare, ma chiedo che sia riconosciuto il mio impegno e il mio sforzo. Farsi belli con il sudore degli altri, anche quando si affermano cose assurde come l’equivalenza tra 0C0M0Y100K e 0L0a0b, prova materiale che non si è capito di cosa stiamo parlando, è una cosa che non mi sta bene e non mi va giù.

Concludo con una preghiera. Se ai lettori di questo blog sembra opportuno condividere (e non copiare, grazie!) questo post, lo condividano. Ma evitiamo i commenti troppo acidi e gli insulti, che modererò con la massima attenzione. Non facciamo l’errore di replicare la caduta di stile che mi ha spinto a scrivere queste righe, e vediamo cosa succede. Anzi, speriamo (invano, lo so) che sia l’ultima volta.

E visto che questo blog è casa mia, concludo con uno statement molto chiaro. Questa mentalità, anche se l’episodio è secondario, fa parte di quello che sta rovinando il nostro ambito professionale con poche, fulgide eccezioni. Sta rovinando anche molto altro ed è un atteggiamento di mors tua, vita mea che si può riassumere con una splendida quanto popolaresca espressione toscana: m’importa ‘na sega. Aggravata pesantemente dal meraviglioso salto mortale che Giovanni Lindo Ferretti inserì nel testo dell’ultima canzone in studio apparsa a nome CSI, nell’album “Tre”. Non servono commenti: solo un ritornello, all’infinito.

Del resto mimporta ‘nasega sai
Ma fatta bene
Che non si sa mai.

Buon copyright a tutti.
MO

40 pensieri su “Una questione di stile”

  1. Marco, purtroppo il punto chiave è l’affermazione “la rete è fatta così”. In nome della libertà e dello spirito di condivisione di prende tutto e considerandolo un sacrosanto diritto. Immagino che vedere la foto di un vecchio gioco di tuo figlio oltreché la foto dello stesso non sia stato bello. La rete rispecchia uno stile reale in essere ed lo anzi lo enfatizza in mancanza di facile controllo.

  2. Qulla della rete è una scusa…..ci vuole il rispetto per il sudore della fronte e serietà nei confronti di tutti……diffondere senza ritegno io lavoro altrui e soprattutto cose sbagliate ,sbocconcellate qua e la, lede tutti i diritti esistenti, anche quelli di chi legge…….mi spiace ,ti capisco e ti appoggio….
    Ma altro non posso fare che tenere gli occhi aperti….
    Ciao Marco

    1. Sono d’accordo. Il problema non è controllare la rete, il problema è la mancanza di correttezza ed educazione delle persone. Che vanno appunto educate a vivere in una società fin da piccole, facendogli comprendere che ne avrebbero da guadagnare.

  3. Alla fine del post una citazione è riportata, anonima, e recita:
    “Nella vita di buono c’è che anche i rompiballe muoiono”.
    Stile.
    In definitiva, si tratta di “artefatti”;
    ‘mporta sega. (versione oltrarno)

  4. Caro Marco, io un suggerimento ce lo avrei, dato che fai parte del CCI, riprenderei la discussione, evidenziando le parti sbagliate e quelle clamorosamente mal comprese. Facendo notare che l’autore del post non ha seguito bene i tuoi corsi e dando la tua disponibilità a spiegare là, cosa e come.
    Ad es.: “nella foto che hai inserito – senza consenso – di un minore – ops, di mio figlio” etc etc…

    1. Ci sto pensando. Nel frattempo ho avvisato, com’era giusto, i vertici del CCI del mio post, chiedendo che il post originale nel forum NON venga rimosso.

      1. Ciao Marco, anche se non responsabile di quanto accaduto, sono mortificato di quanto successo e in qualità di amministratore del CCI credo sia corretto prendere dei provvedimenti nei confronti di chi si è macchiato di questa cosa. Personalmente ritengo che fatti del genere non debbano mai verificarsi, sopratutto sul CCI che ad oggi è uno dei forum più prestigiosi e importanti del panorama fotografico nazionale e in particolare per tutti i canonisti che ci seguono ogni giorno.

        Personalmente sarei per rimuovere quel topic, mi da molto fastidio, proprio per il fatto che si trovi sul CCI, essendo poi un prodotto realizzato con il lavoro di altri senza citarne giustamente le fonti.

        1. Grazie Domenico: il tuo intervento ti fa onore, ma come ho scritto altrove il mio scopo non è che il thread venga rimosso. Vorrei solo che venisse riconosciuta la paternità dei materiali e magari dell’approccio, dove è stato copiato pedissequamente. Io credo che ci vorrebbe molto poco. Vediamo, io ho pazienza. Grazie ancora.

          1. Da Quanto mi risulta, sono state rimosse le immagini e anche il mio post. ???

          2. ERRATA CORRIGE: ha rimosso solo le immagini, e dopo un po’ di assurde polemiche, è stato espulso dal forum.

          3. Esatto, e grazie della segnalazione – ho visto la cosa solo adesso. Mi dispiace, onestamente: sarebbe bastata solo un po’ di umiltà in più. Benvenute le scuse, ma non sono state poste molto bene nei confronti degli utenti e degli amministratori. Pace e amen.

  5. Ho conosciuto Marco e poi siamo diventati amici, grazie ad un dubbio che avevo sulla resa in stampa dei colori.
    Avevo sentito alcune sue lezioni per TIAB e ho pensato: “questo tizio di colore ne sa!”
    Gli scrivo una mail.
    Marco mi ha sorpresa perché ha preso a cuore la mia domanda e ha risposto alla mail con testi, screenshot e, altre volte, con piccoli video.
    Io non ho mai conosciuto nessuno con una generosità più grande nella condivisione del proprio sapere.

    Perciò, leggere questo post stamattina mi rattrista allo stesso modo che se avessero rubato in casa mia!

    1. Concordo in pieno. Rattrista pure tutti noi. E non tanto per l’uso improprio dei materiali, quanto per la mancanza di riconoscenza. Costa così poco dare i meriti a chi ce li ha veramente… Alla fine tutto torna quindi che problema c’è nel dare? Poi qualcuno darà a te ed il cerchio si completerà. Non so perché gli esseri umani costi così tanta fatica imparare ed esercitare la gratitudine.

      Marco, ti abbraccio e ti dico che non sei solo.

  6. Condivido e diffondo. La rete amplifica le cattive abitudini, ma amplifica anche le buone pratiche. Soprattutto da parte di chi ha un minimo di riconoscimento nella rete come anche nella vita professionale è necessario ribadire quali sono queste buone pratiche. E chi è d’accordo promuova per quanto può gli stessi contenuti. Ne va della professionalità, delle relazioni sociali, del senso di comunità.
    Marco

  7. Ciao Marco, purtroppo lo sai, io sono il primo che appoggia la condivisione su tutto e verso tutti, ma qui abbiamo veramente superato il limite. Mi è successa la stessa identica cosa su SlideShare qualche mese fa, con la mia guida su Camera Raw. La proprietà d’intelletto, le giornate a studiare per creare nuovi contenuti, gli sbattimenti per richiedere l’autorizzazione nell’utilizzo delle immagini, la gioia nel sapere che puoi utilizzarle, ecc ecc…che te lo dico a fare, sono tutte emozioni che chi non ha rispetto verso il lavoro degli altri non capirà mai. Mi è sembrato doveroso lasciare un commento sul forum sotto il post di questo tizio. Un abbraccio.

    1. Grazie Francesco – conosco bene la tua storia e sì, è molto simile. Anzi, la tua era peggiore. Sappiamo bene perché.

  8. ciò che siamo non è tanto in quello che diciamo o scriviamo ma in ciò che tramandiamo a chi ci segue. In alcuni casi si nota sempre di più che mancare nei confronti di una persona non è ritenuto grave perché ci si giustifica con la globalizzazione ma in tempi passati, quando ancora i genitori insegnavano l’educazione (oggi lo fanno ma son soverchiati dalle concessioni) ricordavi di ringraziare sempre chi ti dava qualcosa, in qualsiasi forma. Purtroppo non è così per molti ma ringrazio l’autore, Marco Olivotto, pur parlando in modo garbato ha servito una lezione di stile a molti

  9. Non ho parole! Ho solo pena per questa povera anima SOLA che s’immerge nella folla virtuale, con evidente mania di protagonismo che, secondo me, è direttamente proporzionale alla libertà d’essere ignorante! Libertà d’essere ignorante, nasce dalla poca fame di conoscenza surrogata da un frenetico malassorbimento di nozioni prese a destra e a manca. In questo la rete è perfetta!
    E non è nemmeno “mors tua vita mea”, perchè in questo ambito emotivo ci si pavoneggia senza neanche pensarci all’altro! Che Ego stratosfericamente [termine rimosso da MO]!
    Ho avuto la fortuna, come tanti di voi, di conoscere Marco e, non soffermendomi sulle sue competenze (sarebbe superfluo), a nessuno è di certo sfuggita la sua disponibilità. Un giorno mi avventurai a chiedergli circa il metodo Helmholtz-Kohlrausch, non passarono più di 5 minuti che mi arrivò una mail con allegato, ancora lo sto studiando quell’articolo e ho superato le emicranie! Una sera, passeggiando a Catania gli dissi che mi mancava lo studio su una parte specifica, una settimana dopo il suo rientro a casa, mi vedo recapitare a casa materiale dal peso dell’oro!!! Lo avrà fatto e lo farà con tanti di voi. Questo blog è una miniera. Ragazzi vediamo di crescere che già sto paese sta annà a puttane, nel senso meno ambizioso del termine.

  10. Sono d’accordo con voi, non volevo accampare alibi o scuse. Intendevo solo dire che in rete ci si sente più liberi di fare ciò che si vuole, sbagliando naturalmente.

  11. Capisco la frustrazione. Mi e’ successo innumerevoli volte di trovare copia e incolla lunghissimi presi dal mio blog con il nome di qualcun altro. Rompe le scatole.
    E anche se capisco quello che dici e in parte lo condivido, non sono d’accordo sul fatto che “Questa mentalità, anche se l’episodio è secondario, fa parte di quello che sta rovinando il nostro ambito professionale con poche, fulgide eccezioni”.

    Credo che il nostro ambito professionale risenta molto di piu’ dal tentativo di proteggere a oltranza contenuti che spesso sono comunque in parte reiterati da altri (io non ho certo inventato la post produzione della pelle o qualsiasi altro argomento di cui ho scritto. L’ho imparata da altri e ho cercato un modo di spiegarla perche’ all’epoca secondo me poteva essere utile ad altri. Tu non hai inventato il metodo lab ecc ecc ecc). Il nostro lavoro in genere è riconosciuto perche’ avviene con una certa continuita’ e una certa “coerenza”. Chi copia e incolla in genere non e’ in grado di creare materiali con continuita’ e mantenendo lo stesso livello. E il fatto che questa differenza sia visibile è, secondo me, ovvio quando ti rendi conto che viene riconosciuta (con i soldi e non con le parole) da aziende che chiedono a te di portare il culo a insegnare e non al Pinco Pallo di turno.

    Sono d’accordo che sia buona norma citare la fonte e che sarebbe bello se la gente gli articoli li scrivesse invece di copiarli e incollarli, ma personalmente trovo che:
    1. Nel caso di Internet la diffusione di un’informazione sia piu’ importante della diffusione di un nome. In caso ci siano errori di sostanza in quello che e’ stato scopiazzato, non ho problemi a intervenire per correggerli.
    2. Preferisco passare il mio tempo a creare contenuti piuttosto che a rincorrere gente che li copia
    3. A me oggettivamente non crea alcun danno il fatto che quello che scrivo venga rimbalzato altrove, soprattutto in ambiti in cui lo fa non sta vendendo niente, ma cerca solo di farsi un po’ bello o di essere utile. E se qualcuno trova la morosina su Internet nel forum di fotografia dove se la spaccia da gran saggio perche’ copia roba mia, mi fa solo piacere. Spero chiamino la primogenita col mio nome.

    Non sto dicendo che tu faccia male a farlo, ne’ tento di farti cambiare punto di vista, ma nella mia esperienza la risposta aggressiva e di chiusura a una situazione del genere è come bere veleno sperando che l’altro muoia.
    My two cents.

    1. Sara, capisco il tuo punto di vista e ti do ragione in linea di principio.
      Quello che posso dirti è che non ritengo il mio atteggiamento aggressivo e di chiusura. Non più tardi di venti minuti fa ho declinato l’offerta del CCI di rimuovere il post: io non voglio che venga rimosso, voglio che venga attribuita la paternità dei materiali. È molto diverso: non farò crociate, azioni legali e via dicendo.
      La mia linea di pensiero è semplice:
      1. Io non lo farei mai.
      2. Mi aspetto per questo che non lo facciano gli altri.
      3. So che molti lo fanno.
      4. Rivendico il diritto di dire che non sono d’accordo.
      Se almeno i miei materiali fossero stati associati a qualcosa di coerente, corretto e realmente educativo sarei anche contento, in un certo senso. Ma non è così… il post è accettabile, ma lungi dall’essere fruibile con tranquillità dai novizi della materia a cui palesemente si rivolge. E questo non sta bene: in un certo senso diminuisce implicitamente il valore degli sforzi sul mio lato, perché delle cose che io ritengo corrette (e che certamente non ho inventato) vengono calate in un contesto in cui di corretto c’è molto poco.
      Lo so: rimango schifosamente idealista. Ma così sono, e poco ci posso fare.
      Ti ringrazio comunque – e soprattutto perché come tu ben sai ho decine di immagini tue a disposizione, il che la dice lunga sul tuo atteggiamento. Ma sai anche che non le mostrerei neanche a mia madre senza avvertirti, e questo la dice lunga sul mio.

      1. Mi sa che avevo frainteso il post come una specie di chiamata alle armi 😀
        Si tratta più che altro, credo, di una questione di scelte semantiche: hai scelto parole con una carica emotiva tale da non lasciare cosi’ tanto spazio alla discussione o a eventuali spiegazioni da parte del tizio in questione (caricate ancora di più nei commenti).
        Sono d’accordo con il punto 1., 3. e 4… molto meno sul punto 2.
        Aspettarsi che gli altri non facciano qualcosa perche’ non lo faccio io, secondo me ha da un lato il problema di presupporre che la mia posizione sia quella universalmente giusta, dall’altro toglie valore al motivo per cui porto avanti il punto 1, secondo me.
        Sono d’accordo sul non fare qualcosa che ritengo ingiusto (e infatti condivido la tua politica del dare sempre a Cesare quel che e’ di Cesare), ma non ho nessun controllo su quello che fanno gli altri.

        (detto questo: ho capito perfettamente quello che volevi dire, sto solo facendo quello che in termini tecnici si chiama “fare la punta agli stronzi) ;))))

    2. “Come bere veleno sperando che l’altro muoia” è davvero notevole 🙂
      Condivido molto di quello che Sara dice; io sono stato più vittima di pirateria software con le estensioni per PS che non di contenuti (oppure: per quelli non me ne sono mai accorto). Inizialmente ho fatto capillare opera di segnalazione, poi di fronte all’accanimento di chi non ha un cazzo da fare se non distribuire i miei installer su una moltitudine di server diversi, ho abbandonato del tutto l’idea di lavorare su un sistema di protezione seriale per concentrarmi sulla qualità dei prodotti.
      Sono d’accordo con Sara, si, ma un conto è pescare contenuti in modica quantità per uso personale (che è anche quello di fare il fico in un forum – un po’ borderline come possibilità, ma può capitare), un conto è sistematicamente riprodurre col solo limite della propria comprensione della materia un intero corso – sostituendosi all’autore e saccheggiando metodicamente molti, molti materiali.
      Nello specifico, per certi versi grottesco, è ben più che legittimo che Marco alzi un sopracciglio e abbassi la scure. Personalmente avrei chiesto di oscurare l’intero thread e sostituirlo con un link alle risorse gratuite disponibili su Teacher In A Box (dato che esistono…) – così com’è non ci vedo un grande valore: didatticamente andrebbe revisionato, non regge come divulgazione apocrifa ma neppure come memento cazziatone. Però, come da titolo, questione di stile ed ognuno legittimamente ha il suo.
      Infine il discorso di Sara sull’ambito professionale: la mia generazione (a ridosso dei 40) ha vissuto con fatica ed un certo disgusto il protezionismo dei segreti di Pulcinella di chi ha fatto di tutto per non aiutarci a crescere quando eravamo nell’età della crescita. Fortunatamente la clessidra gira; quella mentalità (e i suoi sostenitori) a dio piacendo sono sulla strada dell’estinzione. Nuovo tempo, nuovi problemi; se posso dire, anch’io preferisco questi.
      Ciò detto solidarietà a Marco – in fondo essere una rock star della Color Correction prevede avere molti copioni, ma anche molta gente che poi li scopre e li ridicolizza. Andiamo, postare sul CCI le slides… non ci vuole un’aquila per capire che è una stronzata grande come una casa. Stai a vedere che le nuove generazioni non sono manco più capaci di delinquere come si deve 😉

      1. Grazie Davide. Il motivo per cui non ritengo che quel post debba essere rimosso è semplicemente che spero, e vorrei, che l’autore avesse l’umiltà e il coraggio di dire: “ho sbagliato, le slides sono di Marco”. A quel punto, giuro, gli correggo anche gli errori disseminati qua e là, oltre che lasciargli l’utilizzo. Fermo restando che quelle slides sono comparse per la prima volta nei corsi di Teacher-in-a-Box e dovrebbero autorizzarlo anche loro, ma mi sembra che Ana Paula Tamburini abbia già espresso in maniera chiara sul forum il suo feeling nei confronti di questa vicenda.
        Protezionismo mai, e chi mi conosce lo sa bene. D’altronde non ho inventato di certo io quello che spiego. Al massimo certi metodi e certi approcci possono essere miei e solo miei (qualcun altro spiega i canali Lab con una moneta da due Euro in mano? Se sì, glielo riconosco senza problemi; altrimenti è un approccio mio). E comunque concordo al 100% che postare pubblicamente in maniera subdolamente anonima i materiali altrui è una ricetta per il disastro. I social networks non perdonano. E grazie a Giuseppina (TWIT) che ieri ha detto “ma… lo sai che i tuoi materiali…?”

  12. Fa una certa impressione vedere le immagini e i contenuti che ho visto nei tuoi corsi TIAB presentate da qualcuno che si prende pure i ringraziamenti per l’impegno e i complimenti per il lavoro fatto. Mi dispiace, capisco la delusione e capirei pure la rabbia.
    Chi è appassionato degli argomenti che tratti, dopo un tuo articolo o un tuo corso sente un senso di gratitudine e il bisogno di ringraziarti per il lavoro che fai, per la competenza e per la passione. Per chi ha pensato invece di usarti, provo una certa pena. Ha perso, tra l’altro, l’occasione di conoscerti, di sorprendersi per la generosità che ti è propria e che sai dimostrare.
    Anch’io, come Sabbia, penso che faresti bene a riprendere la discussione anche nel CCI, di sicuro lo faresti con stile e da questo brutto episodio ne uscirebbe qualcosa di buono.
    Grazie ancora per tutto quello che fai.

  13. e non è la prima volta…. qualche tempo fa segnalai di persona a marco un caso molto simile, però erano dei video su Youtube, fatti da un ragazzino alle prime armi che cercava di spiegare il PPW, facendolo passare come una sua scoperta….
    purtroppo l’etica e il rispetto per il lavoro altrui sono sempre meno rispettati al giorno d’oggi…
    per fortuna di queste persone Marco, anche in questre situazioni è “un uomo del Rinascimento” (cit. Margulis)….
    Marco hai tutta la mia solidarietà!!!
    Sono proprio curioso di vedere se il “gentiluomo” autore del post avrà la gentilezza di rispondere e magari di chiedere pubblicamente scusa per il suo comportamento.

  14. Sinceramente, io non ho la minima conoscenza di tutti questi metodi per me ancora fantascientifici per rendere una foto digitale, come Dio comanda. Uso un pochino PS ma talmente poco da far ridere. Non sopporto però che qualcuno faccia ciò che è successo: un copia/incolla (e fatto pure male mi pare di capire). Io penso che Marco, a cui “do del tu” pur non avendo il piacere di conoscerlo personalmente se non virtualmente per via del CCI, dovrebbe rispondere correggendo gli errori e questo con l’eleganza che si legge in questo suo articolo. Ciao. Sandro “Martuzzieddu” Piras

  15. Sono l’unica vero che ha pensato per prima cosa di prendere un lanciafiamme? Si eh? Scusate…è il mio ribollente sangue lumbàrd…
    Tornando seri, non posso che ammirare (per l’ennesima volta) l’educazione di Marco quando si trova in situazioni che ad altri (molti, io in primis) farebbero saltare i nervi. Sei un vero gentiluomo.

  16. Sono cose odiose e meritano di essere risolte in sede legale. Niente da aggiungere, tranne che dispiace sempre per chi subisce questi furti. Sì perchè per me è come se ti venisse un ladro in casa e siccome l’ho già vissuta come esperienza, capisco lo stato emotivo che si viene a generare. I danni ci sono e sono tangibili. Deve pagare.
    Semplice e lineare. Ciao Marco

  17. Non ho parole ma non sono sorpreso. Oltretutto sono pochissimi i professionisti che si spendono giornalmente anche in lezioni gratuite per insegnare correttamete i proncipi e non solo di questa disciplina. Un mio amico e collega che lavora in USA ha letto tutto anche lui e in USA una cosa del genere sarebbe già lavorata in sede legale. E non ha tutti i torti, anzi.

    1. Non ci penso nemmeno. Il danno materiale è praticamente pari a zero: chi mi conosce sa che metà della mia attività (questo blog compreso) è di fatto non a scopo di lucro. E mi sta benissimo che le cose girino: molte dispense sono su link pubblici sul mio sito http://www.colorcorrectioncampus.com. Credo che più trasparenti di così sia difficile essere. Diverso è usarle lasciando intendere che potrebbero essere di chi le sta usando. Colleghi e anche allievi le hanno usate, sempre chiedendomelo a quanto ne so. Risposta canonica: “quando e come vuoi, lascia solo scritto o fai capire che sono mie”. E nessuno ha mai obiettato. E che ci vuole?

      1. Sei sempre il più “galantuomo” e lo dico con rispetto. Ma fa veramente arrabbiare la cosa, sopratutto così documentatamente rubata. In fondo è vero, basta citare le fonti. Ma è proprio in questo non citare l’origine che una persona dà sfoggio della propria bassezza. Come diceva giustamente MD, manca quell’educazione etica, dalla quale tutti con più consapevolezza avremmo da guadagnarci, e con il tuo atteggiamento i fronte a tutto questo, stai insegnando a noi.

      2. Io spero solo che quella persona legga i commenti su questo blog. Se ha un briciolo di testa capirà quanto è stato stupido.
        Anche da fatto che nessuno lo ha offeso si dovrebbe rendere conto di molte cose.

  18. Ma la domanda che mi faccio io è questa: ma sto [termine rimosso da MO] almeno ha frequentato uno dei tuoi corsi, scaricato un corso di TIAB o si è formato in qualche maniera prima di fare un post dove dice che non lavorare in lab è solo questione di pigrizia? Personalmente penso che avrei potuto fare un copia/incolla migliore avendo seguito (quasi del tutto) un CCC ma molto distante da me è poter pretendere di spiegare il materiale incollato e giustificare le scelte con criterio.
    E photoshop lo uso per almeno il 30% della mia giornata lavorativa…
    Detto questo, penso che il postatore folle non cerchi una ragazza o si voglia far bello in un forum ma semplicemente aumentare il valore delle sue “consulenze” visto che consulente si definisce.
    Una cosa secondo me inaccettabile perché ” professionisti ” come questo non fanno altro che rovinare la reputazione e il lavoro di chi veramente consulenza può permettersi di farla.
    Non parlo di me (io faccio tutt’altra cosa e la correzione del colore e la post produzione fotografica sono solo hobbies) e non parlo di MO (essendo – cito DB “una rock star della Color Correction” non risente assolutamente dell’eco prodotto dal malfattore) ma di tutte quelle piccole realtà che cercano di “vendere” la loro consulenza e studiano, si formano e fortunatamente rielaborano.
    Detto questo spero che visto lo scossone spunti almeno un post di scuse, un ringraziamento e delle citazione fatte come si deve.

    1. Luca, non so chi sia questa persona. Non sono stato contattato: né pubblicamente, né privatamente. Concordo con te sull’approssimazione delle informazioni contenute nel post e il discutibile approccio didattico, e sono tranquillo sul fatto che non avrò danni materiali: ho passato di molto peggio e sono sempre andato avanti per la mia strada.
      La mia è una questione di principio, semplicemente. Idealistica finché si vuole, ma continuare a tacere non può che peggiorare le cose. Perché le cose, da sole, non migliorano mai. Ho appena postato il mio commento su CCI, che ieri non ero riuscito a scrivere, chiedendo esattamente quello che proponi: scuse, riconoscimento e citazione. Incidente chiuso, per me, anzi – sono disposto a rettificare gli errori, in cambio di nulla. Più di così non posso fare. Altrimenti, che resti tutto come sta: le cache di Google non perdonano, e questi post saranno ancora in giro tra anni. Lo abbiamo già visto succedere.

  19. Non so ma appena letto il tuo articolo sull’episodio di plagio perché di questo si tratta ho provato disgusto. Sensazione che provo in tutte quelle circostanze in cui un individuo per sopperire alla propria miseria intellettuale si avvale delle conoscenze altrui nel modo descritto. Marco il mio plauso per il garbo, la delicatezza e l’intelligenza con cui hai reagito all’evento. Purtroppo questo avviene non solo in internet (fosse solo questo!!!) ma capita più spesso di cui si possa immaginare nella realtà sociale (dibattiti più o meno pubblici) e nei luoghi più disparati (giornali, università e ne sono testimone, ecc). Un ministro tedesco ebbe il coraggio di dimettersi in Italia abbiamo una visione più permissiva. Mi spiace doverlo dire ma il discorso di Sara mi convince davvero poco: questione d’opinione. Io sono molto più rigido o come dici tu più idealista a tal punto che mi appare persino legittimo mettere alla “gogna” mediatica chi vi incappa e questo solo per tutelare il lavoro culturale delle persone per il quale non sempre ci deve essere il bisogno del copyright.
    Cordialmente ti saluto

    1. Grazie, Giuseppe. Il problema non è la gogna (che personalmente odio, a livello di concetto) ma quella che per me rimane un’inderogabile necessità di dire “no” a certe cose. So bene che non cambia nulla, nella realtà, e il silenzio caduto da parte del protagonista originale di questa vicenda la dice lunga, a meno naturalmente che non sia legato a situazioni contingenti che non posso conoscere che gli hanno impedito di venire a conoscenza di questo fatto. Però ne dubito, onestamente.
      La politica del silenzio, del fare finta di niente, non porta da nessuna parte. Né si tratta di mettersi in cattedra e denigrare il lavoro altrui per partito preso, come diverse volte si vede fare. È, semplicemente, chiedere di venire riconosciuti per ciò che si è e per ciò che si è fatto, con le critiche del caso se servono. Niente di più, niente di meno.
      Quanto all’opinione di Sara, conoscendola, è da inserire in una visione molto più ampia che lei ha e che è molto nobile. Anche se non sempre condivido i suoi punti di vista, so che ha spalle larghissime e accetta la critica, riservandosi il diritto sacrosanto di criticare a sua volta.

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